INVITO alla manifestazione “99 alpiniste sul Gran Sasso d’Italia”

CAI dell’Aquila

Per non dimenticare la nostra martoriata città e rafforzare l’idea che le nostre montagne e il turismo montano sono una delle risorse da incentivare, il CAI dell’Aquila il 26 settembre p.v. riunirà alle falde del Gran Sasso d’Italia 99 donne alpiniste per l’ascensione alle vette del Massiccio; l’ evento sarà preceduto il giorno 25 settembre dal Convegno sul turismo montano post-terremoto.

Ci si augura che l’invito a partecipare raggiunga quelle donne del mondo dell’alpinismo animate da forte senso di solidarietà e voglia di impegnarsi per far sì che il ricordo, la ricostruzione urbanistica e del tessuto sociale della Città ben si coniughino con la promozione e la valorizzazione delle bellezze naturali e paesaggistiche della montagna aquilana.

IL PROGRAMMA DETTAGLIATO, a presto, SUL SITO: www.cailaquila.it

INFORMAZIONI: marconibruno@hotmail.com

cell. 3389401098 – fisso:086229661 (dopo le 21)

Il Presidente

Bruno Marconi

SESTRIERE FILM FESTIVAL

SESTRIERE FILM FESTIVAL
MONTAGNE OLIMPICHE
1° Festival Internazionale del film e documentario di montagna
30 luglio/6 agosto 2011 – Sestriere (Torino)
Un nuovo grande evento cinematografico si inserisce nel calendario internazionale dei film festival di montagna.

E’ stata ufficializzata la 1° edizione del SESTRIERE FILM FESTIVAL – MONTAGNE OLIMPICHE, un Festival internazionale del film e del documentario di montagna che si terrà nella rinomata località turistica piemontese dal 30 luglio al 6 agosto 2011.

A breve verranno diffusi il regolamento ed il bando di partecipazione in tutto il mondo. Grande attesa da parte degli addetti ai lavori e dagli appassionati del cinema di montagna per questo nuovo grande evento cinematografico.

Il Sestriere Film Festival è un evento organizzato dall’Associazione Montagna Italia in collaborazione con l’Agenzia di comunicazione Teamitalia srl.

Info segreteria Sestriere Film Festival
Via Zelasco 1 – 24122 Bergamo – Italia
tel. 035/23732 fax 035 224686
teamitalia@teamitalia.com

A new great cinema event becomes part of the international calendar of mountain film festival.

It has made official the 1° edition of SESTRIERE FILM FESTIVAL – OLYMPIC MOUNTAIN,  an international festival of mountain film and documentary which will take place at Sestriere from july 30th to august 6th 2011.

In a shortly time, the entry form will be  spread all over the world. Who loves mountain and cinema are looking forward for it.

Montagna Italia Association and the advertising agency Teamitalia srl organize the event.

Info secretary Sestriere Film Festival
Via Zelasco 1 – 24122 Bergamo – Italy
tel. +39 035 237323
fax +39 035 224686
teamitalia@teamitalia.com

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DOVE VOLA L’”AQUILA D’ORO”

Fonte: http://www.orobie.it/ARDM_mese.asp

DOVE VOLA L’”AQUILA D’ORO”
La Val Zebrù è conosciuta, tra le altre cose, per questo splendido rapace. Anche se raro, c’è la possibilità di avvistarlo con un trekking attorno al Confinale: tappa d’obbligo per la notte nello storico rifugio V Alpini

Testo di Carlo Caccia – Fotografie di Mauro Lanfranchi

Nelle immediate vicinanze di giganti come l’Ortles, il Gran Zebrù e il più piccolo (ma non troppo) monte Zebrù, senza dimenticare la parata delle famose Tredici Cime attorno al ghiacciaio dei Forni, il monte Confinale non può pretendere troppo: i suoi 3.370 metri, l’aspetto tranquillo del suo versante meridionale e, in generale, le caratteristiche dei suoi itinerari, non sono le chiavi giuste per entrare nei sogni degli alpinisti. Costoro, però, non dovrebbero ignorare del tutto questa montagna perché, come insegna anche Francis Fox Tuckett che la salì in prima ascensione ufficiale nel 1864 (pochi giorni prima di fare lo stesso sul Gran Zebrù), dalla sua vetta il panorama è a dir poco fantastico: una vista senza eguali sull’intero gruppo dell’Ortles-Cevedale che si sviluppa a emiciclo, da nord-ovest a sud-est. Il monte Confinale si presenta così in posizione isolata e allo stesso tempo centrale, diviso dai vicini più illustri dalla valle dello Zebrù (a nord), dalla valle di Cedèc (a est) e dalla valle dei Forni (a sud). Ecco allora l’idea: lasciare agli alpinisti la sua cima – che se non è un sogno può tuttavia far sognare – e compiere una sorta di lungo pellegrinaggio circolare lungo le sue valli. L’itinerario, che per il suo notevole sviluppo (e non indifferente dislivello) richiede almeno un pernottamento, prende il via a Niblogo: località raggiungibile in breve da Bormio imboccando la provinciale della Valfurva (che porta al passo di Gavia) e lasciandola, svoltando a sinistra, a San Nicolò. Da Niblogo (1.600 m), dove si trovano interessanti esempi di abitazioni tradizionali del Bormiese, ci si inoltra così a piedi nella splendida valle dello Zebrù, da risalire per ben otto chilometri su comoda strada a fondo naturale fino alla Baita del Pastore (2.168 m, 2,30 ore, per i più pigri è attivo un servizio jeep). Il paesaggio, lasciato il parcheggio, muta improvvisamente: a destra scorre il torrente e a sinistra, a fare da sfondo, si innalza il monte Cristallo (3.434 m) dalle rocce fantasticamente erose. A un certo punto la strada passa sul fianco sinistro (idrografico) della valle, poi torna su quello destro, raggiunge i maggenghi di Zebrù di Fuori (1.828 m) e Zebrù di Dentro (1.858 m) e prosegue in leggerissima salita toccando le case di Chitomàs (1.881 m), le Baite di Pecè (1.905 m), Pramighén (1.925 m) e le Baite Campo (1.989 m). Da notare che nella valle dello Zebrù – e nella Valfurva in generale – anche gli alpeggi a oltre 1.800 metri di quota, altrove caratterizzati da pascoli e non prati falciabili, con il bestiame lasciato all’aperto o in ricoveri collettivi, erano invece dotati di baite con stalla-fienile tuttora visibili: una peculiarità dovuta alla morfologia dei versanti che, frazionati in piccoli terrazzi (privati) senza ampi pascoli, ha spinto i contadini a trasformarli, almeno in parte, in prati permanenti con l’esigenza di avere un deposito per il fieno.
Siamo ormai nei pressi della Baita del Pastore, nel cuore del Parco nazionale dello Stelvio: una grande area protetta, istituita esattamente 75 anni fa, che si estende per circa 1.350 chilometri quadrati nelle province di Sondrio, Brescia, Trento e Bolzano. La Valle dello Zebrù è così un autentico paradiso faunistico, popolato da numerosi stambecchi (reintrodotti con successo nel 1967), cervi, camosci, caprioli e marmotte. Non mancano poi gli uccelli, dalla pernice bianca all’aquila reale: la splendida Aquila chrysaetos (il nome scientifico significa «aquila d’oro») che, presente in Lombardia con 55-60 coppie nidificanti (la stima si riferisce al 2007), è il simbolo e il vanto del Parco dello Stelvio.
Dalla Baita del Pastore, lasciando il solco principale della valle dello Zebrù, comincia a sinistra la risalita della Valle del rio Marè per raggiungere il rifugio V Alpini (2.878 m): lo storico ricovero del Cai di Milano al cospetto della Punta Thurwieser (3.652 m) segnata dall’enorme frana del 18 settembre 2004 e del monte Zebrù (3.740 m). Il rifugio, dopo 4 ore di cammino, è un invito a fermarsi non soltanto per riposare ma anche per pernottare, ripensando a coloro che nel 1884 lo inaugurarono battezzandolo Capanna Milano, ai soldati che lo utilizzarono durante la prima guerra mondiale (durante la quale fu sede del comando di tutte le truppe dislocate nella Valle dello Zebrù) e alla costruzione nel 1968, pochi metri a valle del più antico edificio a cui serve come dependance, di una seconda struttura dedicata a Guido Bertarelli. Questi, nato nel 1886 dalla nota famiglia milanese, laureato alla Bocconi nel 1909 e tra i pionieri dello sci in Italia, si arruolò volontario nel 1915. Destinato alla 248a compagnia del battaglione Valtellina del V reggimento alpini, operante nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, documentò la guerra bianca in una serie di eccezionali fotografie e nel 1929 sostenne le spese della ricostruzione della Capanna Milano, che volle dedicata al proprio reggimento e alla memoria di tutti i commilitoni caduti.
Dal rifugio V Alpini, il secondo giorno, occorre per prima cosa raggiungere il passo di Zebrù (3.001 m): il valico che immette nella Valle di Cedèc e celebrato, ne Il bel paese, da Antonio Stoppani. Dal passo, scrive l’uomo di scienza e di fede, «lo sguardo dominava le due valli! Spingendolo giù per quella d’onde eravamo saliti (la valle dello Zebrù, ndr), che appariva di lassù come una stretta gola, andava mano mano a posarsi sopra una serie di cime o negre o nevose. In fondo all’opposta valle guardandoci a destra, rivedevamo in tutta la sua ampiezza il ghiacciaio del Forno». L’abate lecchese spiega poi che «a tempo sereno quel passaggio non è che una generosa partita di piacere. Ma se il tempo è brutto può esporre a seri pericoli anche l’alpigiano più esperimentato».
Dal crinale scendiamo quindi al rifugio Pizzini (2.700 m, 2,30 ore dal rifugio V Alpini) e da lì, ignorando la stradina che porta all’albergo dei Forni, prendiamo un sentiero (a destra) che, mantenendosi alto sulla valle di Cedèc e poi sulla Valle dei Forni, ci porta all’alpe Pradaccio di sopra (2.302 m, 1.30 ore dal rifugio Pizzini). Percorrendo le pendici meridionali del monte Confinale raggiungiamo così le case di Rasèit (2.266 m) e proseguiamo verso l’ultima (non breve) parte del grande anello passando a monte di Santa Caterina. L’itinerario si svolge quindi sul fianco destro (idrografico) della Valfurva, arrivando a un certo punto (2,30 ore dall’alpe Pradaccio) alle baite Confinale di sotto (2.083 m) e di sopra (2.288 m): le seconde addossate a uno spalto roccioso da cui precipita, in cascata, il torrente omonimo. La vista del monte Sobretta (3.296 m) dall’altra parte della valle invita a un attimo di contemplazione: una breve pausa prima di ripartire alla volta delle interessanti baite Cavallaro (2.183 m). Da lì si scende al prato San Nicolò e, seguendo una ripidissima sterrata, si raggiunge il nucleo rurale di Pradaccio di Sotto (1.661 m) da dove, superando il torrente Zebrù, si ritorna a Niblogo (1.30 ore dall’alpe Confinale di sopra, 8 ore dal rifugio V Alpini) concludendo così, finalmente, il lungo «pellegrinaggio» attorno al monte Confinale.

CARLO CACCIA

ALESSIO ARRIGONI – IL MIO MONDO – SCHEDA – Piz Boè (m. 3152)

Piz Boè (m. 3152)

Titolo itinerario: Dal Passo Pordoi per la forcella Pordoi
Partenza da: Passo Pordoi
Quota partenza: 2242
Accesso: Autostrada del Brennero uscita Ora – Direzione Val di Fiemme – Val di Fassa – Canazei – Passo Pordoi
Dislivello: 910
Tempo di salita: 1.00
Esposizione: S
Difficoltà: E
Cartina: Cartina Kompass n. 059 Gruppo del Sella
Bibliografia: www.altemontagne.it
Sezione: Dolomiti centrali
Descrizione: Dal Passo Pordoi salire lungo il sentiero 627 alla Forcella Pordoi inizialmente su prati e poi su sfasciumi addentrandosi in un canalone al cui culmine è sita la Forcella Pordoi.
Continuare sul pianeggiante sentiero 627 lungo pendii ghiaiosi in direzione est fino ad un bivio. Sempre dritti (segnavia 638), salire poi in un arco a sinistra per i rudi versanti della Punta di Spèl fino ad una sella prima del Piz Boè, Puntare verso il Piz in lieve salita, quindi salire il ripido dosso S-O con i gradini rocciosi al Piz Boè.

viaALESSIO ARRIGONI – IL MIO MONDO – SCHEDA – Piz Boè (m. 3152).

Val Brembana – Canyoning nella selvaggia Val d’Ancogno : Alpinismo, arrampicare in Valle Brembana

Nuova esperienza tra le limpide acque nella selvaggia Val d’Ancogno, a contatto con una Natura pura, incontaminata e stupefacente alla nostra vista.
Il fuoco e i lanci balistici di bombe incandescenti dello Stromboli, obbligano Franco (conosciuto con il soprannome “ol Madona“) a una breve pausa dal lavoro. Appena tornato mi invita a questa immersione in fresche acque nostrane. Da tempo attendevo questa opportunità: colgo la palla al balzo, lo ringrazio e accetto ben volentieri l’invito. Con noi si aggregano anche mia cognata Giuly e l’amica Silvia.

Marisa non ama questo tipo di avventure ma ci accompagna e si presta come fotoreporter esterna e rifornitrice alimentare. Ci seguirà poi dove è possibile nella nostra discesa a valle.

http://forum.valbrembanaweb.com/alpinismo-arrampicare-valle-brembana-f125/canyoning-nella-selvaggia-val-ancogno-t4632.html

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Questa vallata isolata è vivanoi ci siamo immersi nelle sue acque e questo contatto diretto ci ha regalato delle sensazione indimenticabili.

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Complimenti alle Guide Alpine Marco Tiraboschi, Nadia Tiraboschi e V. Casellato che per primi nel maggio del 2002 hanno compiuto la discesa e hanno fatto conoscere agli appassionati questo percorso e a Franco che ci ha accompagnato .
(Reportage fotografico by Marisa, Silvia, Franco ed io ) a_45

viaVal Brembana – Canyoning nella selvaggia Val d’Ancogno : Alpinismo, arrampicare in Valle Brembana – 4.

Rifugi CAI Bg: Ferie tra monti e buona cucina

Anche quest’anno la sezione di Bergamo lancia la proposta anti-crisi con soggiorni a prezzi molto accessibili

E accanto a gite, ascensioni, relax e piacevoli vacanze con famiglia e amici, l’offerta di menù dai sapori orobici

L’anno scorso la proposta aveva fatto anche il giro dei giornali: vacanze anti-crisi sulle Orobie.

Lungo tutto l’arco delle nostre montagne i rifugi del Cai offrivano la possibilità di soggiorni a prezzi molto contenuti.

Risparmio e relax per appassionati della montagna, per famiglie, per gruppi di amici, con l’aggiunta di belle escursioni e giornate a diretto contatto con la natura.

L’idea aveva avuto un buon seguito, segno che i rifugi non vengono più considerati solo come luoghi per soste occasionali.

Quest’anno l’offerta viene accompagnata da qualche riflessione, con particolare riferimento all’ambiente e al patrimonio naturale delle montagne.

È Paolo Valoti, presidente del Cai di Bergamo a suggerirlo: «Il 2010 è l’anno internazionale della biodiversità proclamato dall’Onu. L’obiettivo di far crescere risorse, azioni e soprattutto la consapevolezza collettiva per la salvaguardia dell’inestimabile, irrinunciabile ma fragile patrimonio della natura del nostro pianeta. Da sempre la sezione e le sottosezioni del Cai di Bergamo sono impegnate sulle nostre Alpi nel promuovere sensibilità, opportunità e responsabilità per una nuova ecologia della natura. I rifugi offrono un’occasione in questo senso, grazie anche alla grande e articolata rete di sentieri di cui il Cai ha cura».

I rifugi sono disseminati lungo tutto l’arco delle Orobie mentre i circa 500 sentieri, per una lunghezza complessiva di circa 2.000 chilometri, offrono la possibilità di conoscere da vicino un territorio che è per buona parte ancora intatto.

E, sempre a proposito di biodiversità, Paolo Valoti ricorda che le Orobie ospitano ben 55 specie di orchidee. Un bene prezioso, purtroppo insidiato non solo dall’uomo ma anche dai cambiamenti climatici.

Si chiama appunto «Orchis» il progetto in corso, di cui è capofila il Parco delle Orobie Bergamasche, il cui obiettivo è la conservazione e il sostegno delle popolazioni vegetali locali attraverso la coltivazione in laboratorio e in serra di specie autoctone.

Se ne é fatto carico il Parco delle Orobie Bergamasche che ha affidato al Centro flora autoctona del parco del Monte Barro della Regione Lombardia, nelle cui serre le specie a rischio vengono coltivate per essere poi introdotte nel loro habitat naturale.

Il progetto coinvolge tutti i rifugi del Cai presenti nel parco. Con l’allestimento nelle loro adiacenze di aiuole si vuole raggiungere l’obiettivo di diffondere le conoscenze sui delicati equilibri ecologici e sull’importanza di intervenire a tutela di questo patrimonio.

Tra l’altro, queste aiuole potranno rappresentare una riserva di piante madri in grado di produrre semi.

In questo contesto i rifugi non sono soltanto strutture per piacevoli soggiorni o per soste durante le ascensioni, ma assumono il ruolo di «sentinelle » della montagna e dell’ambiente.

Paolo Valoti ricorda anche una caratteristica non trascurabile dei rifugi Cai: il rapporto con l’ambiente anche attraverso la buona tavola.

Ogni rifugio è connotato da propri «sapori », con un’attenzione che richiama appassionati e buongustai (come viene riportato nelle schede relative ad ogni rifugio che pubblichiamo qui accanto).

«In queste speciali case “a fil di cielo” – sottolinea il presidente del Cai – vogliamo continuare ad offrire un’accoglienza di qualità e una sosta gustosa per tutti, assieme alla possibilità di riscoprire, esplorare e percorrere questi percorsi attraverso tutte le tipicità del territorio bergamasco».

(Pino Capellini, L’ECO DI BERGAMO, VENERDÌ 6 AGOSTO 2010)


Rifugi CAI Bergamo – sul Sentiero delle Orobie Centro-Orientali

Rifugio Alpe Corte Bassa (Telefono 0346.35090)

Rifugio_Alpe_Corte

Un rifugio per tutti senza barriere e senza frontiere in località Corte Bassa a 1.410m a Valcanale di Ardesio. Ottima base per le ascensioni al Monte Corte, alla Cima di Valmora, alla Corna Piana, al Pizzo Arera e per il Rifugio Laghi Gemelli. Lo si raggiunge da Valcanale ore 1.20 o da Roncobello in 2.00 ore.

I sapori del rifugio: casoncelli bergamaschi, polenta e coniglio nostrano, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.it – Email: alpecorte@caibergamo.it

Rifugio Laghi Gemelli (Telefono 0345.71212)

Rifugio_Laghi_Gemelli

In una delle località più suggestive delle Orobie a 1.968m presso i Laghi Gemelli nel Gruppo del Farno. Base per le ascensioni al Monte Corte, al Pizzo del Becco e al Pizzo Farno. Lo si raggiunge da Carona in 3 ore, da Branzi in ore 3.30 e da Valcanale in ore 4.

I sapori del rifugio: casoncelli bergamaschi, polenta e stufato di Lenna, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.itwww.rifugiolaghigemelli.it – Email: info@rifugiolaghigemelli.it

Rifugio Fratelli Calvi (Telefono 0345.77047)

Rifugio_Fratelli_Calvi

Nei pressi del Lago Rotondo a 2.020m e la Diga del Lago Fregabolgia. Base di appoggio per le ascensioni al Pizzo del Diavolo di Tenda, al Pizzo Poris, al Monte Grabiasca, al Monte Madonnino e al Monte Cabianca. Lo si raggiunge da Carona in ore 2.30 o da Gromo in ore 3.30.

I sapori del rifugio: casoncelli bergamaschi, polenta e brasato, stufato d’asino, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.it – Email: claudio.bagini@infinito.it

Bivacco Frattini m 2125

Bivacco_Frattini

Nei pressi del Passo di Valsecca m 2496. Posto di ricovero sempre aperto e base di appoggio per le ascensioni del Diavolino e Pizzo del Diavolo di Tenda, al Pizzo Poris e Pizzo Tendina. Lo si raggiunge dal Rifugio Calvi in ore 2.30.

Rifugio Antonio Baroni al Brunone (Telefono 0346.41235)

Rifugio_Baroni

Situato a 2.295m sul versante Sud del Passo Brunone, nel Gruppo dei giganti delle Orobie Redorta-Scais-Coca. Base di partenza per le ascensioni alla Punta di Scais, al Pizzo Redorta, alla Cima Soliva e al Pizzo Brunone. Lo si raggiunge da Fiumenero di Valbondione in 4 ore.

I sapori del rifugio: casoncelli bergamaschi, spezzatino di cervo in umido, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.it – Email: marcobrigno@libero.it

Rifugio Coca (Telefono 0346.44035)

Rifugio_Coca

In alta Valle Seriana a 1.892m. Base per le ascensioni alle ‘sei sorelle’ Pizzo Redorta, Punta di Scais, Pizzo di Porola, Dente di Coca, Cime di Arigna e al Pizzo Coca, 3051m il colosso più alto delle Orobie. Si raggiunge da Valbondione in ore 2.30 (sent. 301) oppure ore 3.15 (sent. 331).

I sapori del rifugio: casoncelli bergamaschi, polenta e brasato, stufato d’asino, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.it – Email: rifugio.coca@email.it

Rifugio Antonio Curò (Telefono 0346.44076)

Rifugio_Curò

Rifugio_Curò

Nello splendido bacino del Barbellino a 1.895m. Base per salite al Pizzo Strinato, al Monte Torena, al Monte Gleno, al Pizzo del Diavolo di Malgina, al Pizzo Recastello e al Pizzo Coca. Si raggiunge da Valbondione in ore 2.00 e da Lizzola in ore 2.30.

I sapori del rifugio: casoncelli bergamaschi, risotto con radicchio e formaggio Branzi FTB, polenta e brasato, arrosti vari, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.itwww.antoniocuro.it Email: info@antoniocuro.it

Rifugio Albani (Telefono 0346.51105)

Rifugio_Albani

Rifugio_Albani

Situato a 1.940m al cospetto dell’imponete parete Nord della Presolana la ‘regina delle Orobie’. Base per le ascensioni al Monte Ferrante e per le numerose vie di scalata sulla parete Nord della Presolana. Lo si raggiunge da Colere in ore 2.15 o con la seggiovia per il Monte Ferrantino in ore 0.30.

I sapori del rifugio: gnocchi di patate con zucca e funghi porcini, spalla di maiale di Schilpario, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.it – Email: pablo781@inwind.it

Rifugi CAI Bergamo sul -Sentiero delle Orobie Occidentali

Rifugio Angelo Gherardi (Telefono 0345.47302)

Rifugio_Gherardi

Rifugio_Gherardi

Situato a 1.650m sopra Pizzino in Val Taleggio. Base per le ascensioni al Monte Aralalta, Piani di Artavaggio, Monte Sodadura. Da Taleggio si raggiunge Quindicina di Pizzino, dove si lascia la macchina, e si prosegue su comodo sentiero per 2 ore.

I sapori del rifugio: casoncelli bergamaschi, polenta e brasato, tagliatelle porri e taleggio della Val Taleggio, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.it – Email: rifugiogherardi@hotmail.com

Rifugio Fratelli Longo (Telefono 0345.77070)

Rifugio_Longo

Rifugio_Longo

A 2.026m nella Valle del Monte Sasso, vicino al Lago del Diavolo. Consente le ascensioni al Pizzo del Diavolo di Tenda, al Monte Aga e gite scialpinistiche al Monte Masoni. Lo si raggiunge in ore 2.30 da Carona con un sentiero agevole.

I sapori del rifugio: casoncelli bergamaschi, polenta e agnello, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.it – Email: enzomigliorini@virgilio.it
Rifugio CAI Bergamo sul

Sentiero Naturalistico “Antonio Curò”

Rifugio Nani Tagliaferri (Telefono 0346.55355)

Rifugio_Tagliaferri

Rifugio_Tagliaferri

Situato in un ambiente alpino di grande fascino tra Valle di Scalve e Valtellina, nel Gruppo del Venerocolo al Passo del Venano a 2.328m. Base di partenza per le ascensioni al Monte Demignone, al Monte Venerocolo, al Monte Gleno e al Pizzo Tornello. Lo s i raggiunge da Ronco frazione di Schilpario in 4 ore, dal passo del Vivione in 5 ore, dal lago di Belviso zona Aprica in Valtellina in ore 3.

I sapori del rifugio: casoncelli bergamaschi, carne al Venà (fettine di carne rosolate con prezzemolo e timo selvatico),  cus di agnello, salumi e formaggi locali, vini della Valcalepio.

Sito web: www.caibergamo.it – Email: tagliachiara@virgilio.it

Fonte: newsletter CAI Bg

KONG SET FERRATA K.K.R. COD.811SET05

CARATTERISTICHE

Set da ferrata Kong K.K.R.

K.K.S. (Kong Klettersteig Sling) e K.K.R. (Kong Klettersteig Rope) sono i set a “Y” studiati per affrontare in sicurezza una “via ferrata”.
K.K.R. è costituito principalmente da corda e due connettori (tipo K # 778 con ghiera automatica di sicurezza) e da un dissipatore (tipo # 806).

Per completare l’equipaggiamento è d’obbligo indossare una imbracatura CE-UIAA (p.e.# 8C.071); un casco che protegga da eventuali cadute di pietre (p.e. # 997.007); un paio di guanti (p.e.# 952.01).

Peso: 530g

Codice articolo:  811SET05 NOTE ED AVVERTENZE
1 – Nota informativa relativa ai prodotti KONG certificati CE in accordo alla Direttiva 89/686/CEE
La nota informativa e le istruzioni d’uso devono essere lette e ben comprese dall’utilizzatore prima dell’impiego del prodotto.
Attenzione: l’arrampicata su roccia e ghiaccio, la discesa in corda doppia, la via ferrata, la speleologia, lo sci-alpinismo, il torrentismo, l’esplorazione, il soccorso e i lavori in altezza sono tutte attività ad alto rischio che possono comportare incidenti anche mortali.
Allenatevi all’uso di questo prodotto ed accertatevi di avere pienamente compreso il suo funzionamento, in caso di dubbio non rischiate ma domandate. Ricordate che questo prodotto deve essere utilizzato solo da persone preparate e competenti, e che voi siete personalmente responsabili di conoscere questo prodotto e di impararne l’uso e le misure di sicurezza, e che unicamente voi vi assumete completamente tutti i rischi e le responsabilità per ogni danno, ferita o morte che possa derivare a voi stessi o a terzi dall’uso di ogni prodotto della KONG S.p.A., di qualunque tipo si tratti. Se non siete in grado di assumervi queste responsabilità e di prendervi questi rischi, evitate l’uso di questo materiale.

2 – Informazioni generali
2.1 – Prima e dopo l’uso effettuate tutti i controlli descritti nelle “istruzioni d’uso” specifiche di ogni prodotto ed in particolare assicuratevi che il prodotto sia:
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2.4 – Questo prodotto può essere usato in abbinamento a dispositivi di protezione individuale conformi alla Direttiva 89/686/CEE e compatibilmente con le relative istruzioni d’uso.
2.5 – La resistenza degli ancoraggi naturali e non, nella roccia, non può essere garantita a priori per cui è indispensabile il preventivo giudizio critico dell’utilizzatore per garantire un’adeguata protezione.
2.6 – Ai fini della sicurezza è essenziale, per i sistemi di arresto di caduta, che:
-il punto di ancoraggio sia sempre posizionato, se possibile sopra l’utilizzatore,
-si utilizzi una cintura di sicurezza completa,
-il lavoro sia eseguito in modo di minimizzare le potenziali cadute e la loro altezza.
2.7 – La posizione dell’ancoraggio è fondamentale per la sicurezza dell’arresto della caduta: valutate attentamente l’altezza della caduta, l’allungamento della corda e l’effetto “pendolo” in modo da evitare ogni possibile ostacolo (es. il terreno, lo sfregamento del materiale sulla roccia, ecc.).
2.8 – La vostra vita dipende dall’efficienza continua del vostro equipaggiamento (è vivamente consigliato che l’equipaggiamento sia ad uso personale) e dalla sua storia (uso, immagazzinamento, controlli, ecc.). Raccomandiamo vivamente che i controlli pre e post uso siano eseguiti da una persona competente. A cadenza almeno annuale raccomandiamo un accurato controllo da parte di un tecnico autorizzato dal fabbricante. E’ responsabilità dell’utilizzatore registrare e conservare, con queste istruzioni, le informazioni previste nella tabella “Record”.
2.9 – Nessuna responsabilità sarà riconosciuta dalla KONG S.p.A. per danni, lesioni o morte causate da: uso improprio, modifiche del prodotto, riparazioni effettuate da persone non autorizzate o dall’utilizzo di ricambi non originali.
2.10 – Non è necessaria nessuna precauzione particolare per il trasporto, tuttavia evitate il contatto con reagenti chimici o altre sostanze corrosive e proteggete adeguatamente eventuali parti appuntite o taglienti. Attenzione: non lasciate mai il vostro equipaggiamento in automobili esposte al sole!
2.11 – Attenzione: per i prodotti venduti in paesi diversi dalla destinazione stabilita da KONG S.p.A., il rivenditore ha l’obbligo di fornire la traduzione di queste istruzioni d’uso.

3 – Manutenzione ed immagazzinamento
L’utilizzatore non deve effettuare nessuna particolare manutenzione, ma limitarsi alla pulizia ed alla lubrificazione del prodotto, come spiegato di seguito.
3.1 – Pulizia: risciacquate frequentemente il prodotto con acqua potabile tiepida (max. 40°C), eventualmente con l’aggiunta di un detergente delicato (sapone neutro). Lasciatelo asciugare in modo naturale lontano da fonti di calore dirette.
3.2 – Lubrificazione: lubrificate frequentemente le parti mobili con olio a base di silicone. Evitate il contatto dell’olio con le parti tessili. Questa operazione deve essere effettuata dopo la pulizia e la completa asciugatura.
3.3 – Disinfezione: immergete il prodotto per un’ora in acqua tiepida con aggiunta di disinfettante contenente sali di ammonio quaternari, poi risciacquatelo con acqua potabile, asciugatelo e lubrificatelo.
3.4 – Immagazzinamento: dopo la pulitura, asciugatura e lubrificazione, depositate gli attrezzi sciolti in un posto asciutto, fresco e scuro (evitate le radiazioni U.V.), chimicamente neutro (evitate assolutamente ambienti salini), lontano da spigoli taglienti, fonti di calore, umidità, sostanze corrosive o altre possibili condizioni pregiudizievoli. Non immagazzinateli bagnati!

4 – Collaudi e certificazione
Questo prodotto è certificato dall’organismo notificato n. 0123 – TUV Product Service GMBH, Ridlerstraße 65, 80339 Munchen, Germany in accordo alle norme riportate nella marcatura.
Tutti i prodotti KONG sono collaudati/controllati pezzo per pezzo in accordo alle procedure del Sistema Qualità certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001. La sorveglianza della produzione dei dispositivi di protezione individuale di classe III, in accordo all’articolo 11B della Direttiva 89/686/EEC, è effettuata dall’organismo notificato n. 0426 – ITALCERT, v.le Sarca 336, 20126 Milano, Italia.
Attenzione: i test di laboratorio, i collaudi, le istruzioni d’uso e le norme non sempre riescono a riprodurre la pratica, per cui i risultati ottenuti nelle reali condizioni d’utilizzo del prodotto nell’ambiente naturale possono differire in maniera talvolta anche rilevante. Le migliori istruzioni sono la continua pratica d’uso sotto la supervisione di istruttori competenti e preparati.

5 – Controlli pre e post uso
Controllate ed assicuratevi che il connettore:
- non abbia subìto deformazioni meccaniche e non presenti segni di cricche o di usura,
- che le parti tessili non mostrino usura o cuciture lesionate,
- sia idoneo all’uso cui lo volete destinare,
inoltre per i connettori tradizionali verificate che:
- la leva, quando azionata, si apra completamente e che, quando rilasciata, si richiuda automaticamente e completamente

6 – Durata del prodotto
Attenzione: leggete attentamente il punto 2.2.
Dal primo utilizzo la durata è calcolata in 10 anni; tale periodo può essere ridotto notevolmente in funzione delle condizioni e dell’intensità d’uso: ambienti salini, chimici, fango, sabbia, neve, ghiaccio, sono alcuni dei fattori che accelerano l’usura del prodotto.
Importante: sostituite i componenti tessili dopo 3 anni dal primo utilizzo. ISTRUZIONI
I sistemi vanno fissati alla imbracatura nel modo descritto dai disegni seguenti.
AttenzioneIl sistema è in sicurezza quando entrambi i connettori sono inseriti. Il tratto di corda tra il dissipatore e l’imbracatura è di circa 1 metro. Dopo una caduta la corda va riportata immediatamente nella posizione originale, e poi sostituita appena possibile.
Nel set K.K.R., in emergenza, si possono sostituire uno o entrambi i connettori di tipo K, con connettori tipo B, purché siano inseriti in posizione contrapposta (vedi figura B).
Controllare attentamente che tutte le parti del set siano in buone condizioni. Effettuare le sostituzioni con ricambi originali Kong.
Nel set K.K.R. i connettori di tipo K sono dotati di un fermacorda che vincola la loro corretta posizione

TecnicheTenere presente che la sicurezza è data dall’avere i due connettori inseriti nel cavo di protezione.
Accertarsi quindi d’essere in posizione stabile quando si raggiunge un punto di frazionamento.
Passare i connettori al tratto successivo, uno dopo l’altro (figure.C1, C2).
Riprendere la progressione con entrambi i connettori inseriti nel cavo (figura C3).
Attenzione
Evitare di procedere in due sullo stesso tratto del cavo di protezione, perchè la caduta del primo alpinista trascinerebbe anche il secondo.
ALTRE IMMAGINI ALTRE INFORMAZIONI

Condizioni di vendita

Copyright e condizioni di utilizzo
Prodotto

Marca

Confez.

Tipologia

Sottotip.

Funzione

Prezzo KONG SET FERRATA K.K.R. COD.811SET05 KONGAttrezzature alpinismo e free climbing Set da Ferrata Attrezzature alpinismo e free climbing 57,00  42,75 €

2010.08.01 – Escursione al pizzo del becco

Logo CAI

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C.A.I. Club Alpino Italiano Sezione di Bergamo
Via Pizzo della Presolana 15 – 24125 Bergamo
tel. 035/ 417 54 75  -  fax 035/ 417 54 80
www.caibergamo.it

COMMISSIONE ESCURSIONISMO E SCUOLA ESCURSIONISMO

domenica 01 agosto 2010

ORGANIZZA UNA ESCURSIONE A :

Pizzo del Becco – Carona

  • Zona : Alta Val  Brembana)
  • Località di partenza  : Loc. Carona
  • Quota di partenza : 1100 mt
  • Quota di arrivo : 2507 mt
  • Dislivello : 1407 m
  • Difficoltà : EE / EF
  • Equipaggiamento : in base alla stagione e pedule da trekking

Organizzazione:

  • l’escursione è prevista con mezzi propri e pranzo al sacco
  • SOCI (per spese di organizzazione ) : € 2
  • COSTI NON SOCI (per spese di organizzazione e assicurazione ) : € 4
  • Responsabile: Vari Vito tel. 3290760422 – E-mail vito.vari@alice.it

Per problemi di organizzazione, anche se assicurati, è obbligo l’iscrizione tramite la segreteria.Apertura 17/07//2010 – chiusura iscrizioni 31/07//2010

Descrizione sommaria della escursione :  con due itinerari :

Dal piazzale del Palamonti si parte per San Pellegrino , si prosegue per Lenna,  Branzi , Carona  si parcheggia in basso al lago di fronte all’inizio del sentieron n. 211  per i laghi gemelli,
Si cammina per un ora e mezza fino a raggiungere la diga del lago Marcio dove sulla sinistra inizia il sentiero che va diretto al pizzo Becco .

Il gruppo escursionisti esperti: sale per questo itinerario costeggiando poi il lago del Becco ed al termine girare a  sinistra risalendo fino alla base della parete  del Pizzo Becco Poi per sentiero in parte attrezzato si supera il canalino e si esce sulle rocce che portano alla vetta alcune catene  si raggiunge la croce di vetta.

Dalla vetta a ritroso alcune catene ed all’uscita  del canalino attrezzato  si prende l’ intaglio a sinistra con un passaggino delicato si sale  al falsopiano roccioso che ci condurrà fino alla base del posso d’Aviasco una piccola risalita e si raggiunge il passo 2289 m t

Un gruppo escursione facile: su sentiero va diretto al rifugio  laghi gemelli 1968 m, costeggiando il lago delle Casere ed arrivo al rifugio laghi gemelli sosta, poi attraverso la diga dei laghi gemelli raggiunge il  lago colombo 2250 m,  passo di aviasco  2289 m dove si ricongiungerà  con il gruppo salito al pizzo Becco

Gruppo riunito si scende alla diga   lago dei  Frati poi alla baita Ca Bianca ed infine alla carrareccia per i l rifugio Calvi e discesa a Carona

Salita h 3.30/4 al pizzo becco  h 1 al passo d’aviasco

Salita rifugio laghi Gemelli h 2.30  sosta  h 1.30 /2  al passo d’Aviasco  h1

Discesa Passo d’ Aviasco  Carona h 2.15

Partenza dal parcheggio Palamonti  ore  06,30

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Ski Sport – CAI Bergamo

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QUARTA USCITA PER I CORSI DI DISCESA, SNOWBOARD E FUORIPISTA AL PASSO DEL TONALE. RITROVO PRE 6:15 AL PALAMONTI RIENTRO PEVISTO PER LE 19:00
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Club Alpino Italiano
Sezione di Bergamo
“Antonio Locatelli”
Via Pizzo della Presolana, 15 – 24125 BERGAMO
tel. 035.41.75.475 – fax. 035.41.75.480
email:
segreteria@caibergamo.it – web: www.caibergamo.it

Apertura
lunedì, martedì, mercoledì e sabato: 9:00-13:00 e 14:30-18:30
giovedì e venerdì: 14:30-20:30

Veniamo da lontano e… camminiamo verso il futuro !!!

CHE COS’È IL CLUB ALPINO ITALIANO
“Il Club Alpino Italiano (C.A.I.) fondato in Torino nell’anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”. Questo è detto nell’articolo 1 dello Statuto del Club Alpino Italiano e per far questo la Sede Centrale del CAI, con sede a Milano, dispone di tutta una organizzazione facente capo al Consiglio Centrale e a una numerosa serie di Commissioni che hanno il preciso compito di organizzare l’attività nel fondamentale rispetto dello Statuto che regola la vita dell’associazione.

LA SEZIONE DI BERGAMO DEL CAI
Furono inequivocabilmente studiosi e naturalisti, e appassionati di fenomeni naturali, i fondatori della Sezione di Bergamo del Club Alpino Italiano, sull’esempio del prof. Giovanni Maironi da Ponte, che a fine Settecento/inizi Ottocento percorse a fondo l’alta Valle Seriana, e in particolar modo il Piano del Barbellino, lasciando studi e memorie ancor oggi ricercate e consultate. Il 14 aprile 1873 è la data ufficiale di fondazione della Sezione di Bergamo del Club Alpino Italiano, da parte dei naturalisti capeggiati dall’ing. Antonio Curò e dal dottor Matteo Rota, 10 anni dopo la costituzione a Torino del Club Alpino Italiano ad opera di Quintino Sella. Fu la 12a sezione in Italia e la 2a in Lombardia, e fra i soci fondatori —28 eminenti cittadini bergamaschi — i conti Nicola Alborghetti e Carlo Lochis, i nobili Giuseppe Caleppio e Luigi Cucchi, il cav. Edoardo Zuppinger, l’ing. Palmiro Gelmini.
In compagnia delle prime, ottime guide — Antonio Baroni, Carlo Medici, Ilario Zamboni, Isaia Sonetti —nel trentennio 1870/1900 gli alpinisti del CAI bergamasco salirono quasi tutte le principali cime delle Alpi Orobie, compiendo veri miracoli di tecnica e d’intuizione, e vi eressero ben tre rifugi o capanne alpine: la Cà Brunona, per facilitare le salite al Pizzo Redorta; il rifugio Curò al Barbellino per agevolare le salite al Pizzo Coca, al Recastello, al Monte Gleno, al Monte Torena; e il rifugio dei Laghi Gemelli, per consentire di visitare la bellissima zona centrale delle Orobie, ricca di laghetti alpini estremamente suggestivi.
Dedicata nel 1937 alla memoria di Antonio Locatelli, la Sezione di Bergamo scala ogni anno una storia intensa, ricca di iniziative che la mantengono per importanza ai vertici dell’associazione nazionale, insieme alle Sottosezioni e ai numerosi Soci.
È composta da un Consiglio Direttivo con un Presidente, tre Vice Presidenti, un Segretario, un Tesoriere, altri tredici Consiglieri e tre Revisori dei Conti.
Al Consiglio fanno capo le Commissioni, i Gruppi, le Scuole di alpinismo, scialpinismo, sci di fondo escursionistico e speleologia, e altri organismi tecnici che operano in campi specifici. Naturalmente, al pari di tutte le associazioni, anche la Sezione di Bergamo del Club Alpino Italiano ha un suo proprio Statuto, integrato e approvato da succesive Assemblea Straordinaria dei Soci della Sezione e Sottosezioni tra le più recenti l’A.S. del 26 giugno 1998, nella quale è stata sancita la parità dei doveri e diritti tra tutti i soci della Sezione e Sottosezioni, l’A.S. del 24 marzo 2004, nella quale è stata deliberata l’integrazione di alcuni riferimenti normativi per essere riconosciuta a pieno titolo Associazione di Volontariato e iscritta al Registro Regionale del Volontariato – Sezione di Bergamo al N. 72, e la più recente A.S. del 25 marzo 2006, nella quale è stata sancita l’evoluzione nell’organizzazione della Sezione e delle Sottosezioni con riconosciuta pari autonomia gestionale, patrimoniale e responsabilità, nella salvaguardia del principio di unità di tutte le Sottosezioni parti integranti della Sezione di Bergamo agli effetti del tesseramento e del computo del numero dei Delegati elettivi alle Assemblee dei Delegati nazionali e regionali.

LE COMMISSIONI
Tutte le attività sociali vengono svolte attraverso l’azione attenta e vigile delle molte Commissioni sezionali, veri e propri laboratori per iniziative, manifestazioni e programmi proposti ai soci e a tutti gli appassionati di montagna.
Inoltre, le Commissioni rappresentano ambienti appropriati a formare gli uomini dedicati all’associazione, all’insegna dei valori del volontariato autentico e dell’impegno diretto totalmente gratuito.
I territori su cui ci muoviamo con passo sicuro sono diversi: i rifugi come sedi privilegiate di formazione, i sentieri come luoghi dell’attività sociale, la biblioteca come nido culturale dove, sulle ali della conoscenza e dell’esperienza, i soci spiccano il volo sulle rotte della montagna, l’impegno sociale come privilegio per saper dare alla gente alpina nello spirito del “fare e stare in cordata”, la stampa sociale come edicola formativa fino ad arrivare alla nostra sede istituzionale di Bergamo come spazio aperto ai soci e ai cittadini, per sostenere e valorizzare i principi dell’associazionismo, anche, attraverso la partecipazione e il contributo di altre istituzioni della città.
Grazie alle diverse Commissioni offriamo una ricca proposta e possibilità per andare in montagna: Alpinismo Giovanile, Alpinismo e spedizioni extraeuropee, Alpinismo e Gite, Escursionismo, Biblioteca della Montagna, Culturale, Medica, Legale, Amministrativa, Tutela Ambiente Montano, Impegno Sociale, Speleo Club Orobico, Gruppo Soci Seniores “E. Bottazzi”, Sottosezioni, Sentieri, Rifugi, SCI-CAI Bergamo ASD, Sci di fondo escursionistico, Sci alpino, Sci alpinismo, Trofeo Parravicini e l’importante Coordinamento Scuole per la Montagna nel quale sono presenti le seguenti Scuole: Scuola di Alpinismo “Leone Pellicioli”, Scuola di Sci Alpinismo “Bepi Piazzoli”, Scuola Sci di Fondo Escursionismo, Scuola di Escursionismo “Giulio Ottolini”, Scuola di Spelelogia “Speleo Club Orobico”, Scuola di Alpinismo e Sci Alpinismo “Valle Seriana”, Scuola di Alpinismo e Sci Alpinismo “Sandro Fassi”, Scuola di Alpinismo e Sci Alpinismo “Orobica” e Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “CAI Valcalepio”.

Naturalmente, è presente un gruppo di esperti dedicati a costruire la solida e indispensabile base legale, finanziaria e amministrativa su cui poggiano tutte le attività della Sezione e Sottosezioni di Bergamo.

Escursione al Bivacco Zamboni

La Commissione Tutela Ambiente Montano (TAM) in collaborazione con il

CAI di Alta Val Brembana organizza per

Domenica 25 luglio 2010

UNA ESCURSIONE ALLA FORESTA REGIONALE ed ALL’ALPE AZZAREDO-CASU’  e BIVACCO ZAMBONI (ALTA VAL BREMBANA)

in occasione della festa annuale della MONTAGNA a cura del CAI AVB in collaborazione con l’ERSAF (Ente Regionale per i Servizi alla Agricoltura e Foreste)

Scheda escursione

Zona Alta Val Brembana Mezzoldo (Madonna delle nevi – Passo di San Marco) lungo il sentiero delle Orobie Occidentali
Dislivello 400 m ca.
Durata 2 h ca. di salita
Difficoltà E – sterrati e sentieri
Equipaggiamento Scarponi e/o pedule obbligatori,zaino,abbigliamento a cipolla, giacca a vento; pranzo al sacco; è attivo anche un servizio ristoro a cura del CAI AVB (polenta, formaggi, grigliata e naturalmente vino…); portare scorta acqua (peraltro reperibile al bivacco)
Interessi Foresta regionale, alpeggio e bivacco Zamboni (ex baita di Cima) di proprietà  ERSAF nel Parco delle Orobie bergamasche : un interessante esempio di ricupero e valorizzazione ambientale e culturale del territorio; zona di produzione del “bitto” e del “formai de mut”, antichi segni dell’uomo, geologia e morfologia, flora, paesaggi.

Informazioni sul programma:

L’escursione verrà effettuata con mezzi propri.

Quota di iscrizione (per spese organizzative ed assicurazione per non soci): soci € 2,00; non soci € 5,00 – Iscrizione (presso la Segreteria CAI): obbligatoria. Apertura: lunedì 19/07/2010 chiusura: sabato: 24/07/2010 ore 12 (La quota è da versare anche in caso di mancata partecipazione, senza preavviso, entro le ore 12 del sabato).

Responsabili escursione:

G.Franco Marconi (con la collaborazione del CAI AVB) tel. 3383678478

Ritrovo: Domenica 25 luglio h. 06:45 nel piazzale antistante il Palamonti

Itinerario: Val Brembana, direzione Piazza Brembana-Mezzoldo-Passo di San Marco; dopo Mezzoldo, superato il Rifugio Madonna delle nevi, al 9°  tornante, chiaramente indicato con un cartello, si posteggiano le vetture lungo i bordi strada (lo spazio per il parcheggio è scarso). Dal tornante ha inizio il sentiero CAI Nr. 124/A che attraverso alpeggi e pascoli ancora utilizzati e meravigliose fioriture di rododendri, in 2 h ca. di salita, conduce all’Alpe Azzaredo-Casu’ ad al Bivacco Zamboni.

Riparte dal distretto del commercio il rilancio della media Valle Brembana – Economia – L’Eco di Bergamo

Il lungo Brembo a San Pellegrino

Riparte dal distretto del commercio il rilancio della media Valle Brembana. La Regione Lombardia ha assegnato un contributo di 500 mila euro per gli interventi pubblici e privati previsti dal distretto del Commercio «Fontium et Mercatorum» riconosciuto lo scorso aprile e promosso dall’aggregazione dei comuni di Bracca, Cornalba, Costa Serina, Oltre il Colle, San Pellegrino Terme e Serina.

Il programma d’intervento, presentato dai sei Comuni per la sua originalità e qualità, è risultato per punteggio il primo in provincia di Bergamo e il quarto assoluto in Regione Lombardia. Ora il Distretto entra nella sua fase operativa con una serie di appuntamenti e un calendario di convegni in programma dal 23 luglio al 10 settembre, promossi dall’amministrazione comunale di San Pellegrino Terme con il patrocinio della Comunità Montana locale.

viaRiparte dal distretto del commercio il rilancio della media Valle Brembana – Economia – L’Eco di Bergamo.

Winter Olympic Games


Situazione sentieri CAI sulle Alpi Orobie Bergamasche

COMUNICATO STAMPA

Bergamo, 14 luglio 2010

La Commissione provinciale dei sentieri CAI Bergamo comunica che dopo i sopralluoghi di ispezione sullo stato dei sentieri delle Alpi Orobie sono state concluse le operazioni di manutenzione ordinaria per tutti i sentieri di accesso dal fondovalle ai diversi rifugi alpinistici ed escursionistici della Sezione e Sottosezioni CAI di Bergamo: Rifugio Alpe Corte Bassa (m 1410), Valle Seriana, 0346-35090; Rifugio Antonio Baroni (m 2295), Valle Seriana, 0346-41235; Rifugio Coca (m 1892), Valle Seriana, 0346-44035; Rifugio Antonio Curo’ (m 1895), Valle Seriana, 0346-44076, Rifugio Angelo Gherardi (m 1650), Valle Brembana, 0345-47302; Rifugio Fratelli Calvi (m 2015), Alta Valle Brembana, 0345-77047; Rifugio Laghi Gemelli (m 1968), Alta Valle Brembana, 0345-71212; Rifugio Fratelli Longo (m 2026), Alta Valle Brembana, 0345-77070; Rifugio Luigi Albani (m 1939), Valle di Scalve, 0346-51105; Rifugio Nani Tagliaferri (m 2328), Valle di Scalve, 0346-55355.

Inoltre, sono terminati i lavori di sistemazione e marcatura dei sentieri franati, al termine della stagione invernale, grazie agli interventi realizzati con i Soci volontari della Sezione e Sottosezioni CAI Bergamo, mentre i tratti che hanno richiesto la collocazione di ancoraggi fissi o catene sono stati messi in sicurezza dalle Guide Alpine di Bergamo, unici professionisti abilitati a questo tipo di interventi.

In particolare, si è verificato, aggiustato e completato lo storico SENTIERO DELLE OROBIE, nel Parco Orobie Bergamasche, nei tratti: dal Passo di Valsecca al Bivacco Frattini, dal Rifugio Baroni al Rifugio Coca, sia per il ‘SENTIERO ALTO’ n. 302 che passa dal “Ol Simal” 2712m, sia per il ‘SENTIERO BASSO’ n. 330 che passa per il “Pozzo ENEL” 1740m, dal Rifugio Coca al Rifugio Curò, dal Rifugio Curò al Rifugio Albani e il sentiero attrezzato della Porta fino al Passo della Presolana.

Si segnala comunque la presenza di tratti ancora con neve, soprattutto nei canaloni e sui versanti settentrionali, luoghi in cui la neve può essere particolarmente dura e ghiacciata, dopo una nottata fredda o abbassamenti repentini della temperatura.

A tutti gli escursionisti si consiglia e raccomanda di avere adeguati abbigliamento, equipaggiamento ed attrezzatura di sicurezza, di procedere sui sentieri con tutte le precauzioni possibili e di informarsi presso i Gestori dei rifugi, esperti professionisti della montagna e riconosciute sentinelle del territorio, sulle condizioni più aggiornate dei diversi sentieri, itinerari e percorsi.

Per affrontare facili sentieri di fondo valle oppure escursioni più lunghe ed impegnative ad alte quote, ricordati sempre:

Ø      Impara a conoscere le tue forze ed i limiti delle tue possibilità

Ø      Attrezzati bene ed in modo adeguato

Ø      Osserva ogni cambiamento meteorologico e nel dubbio torna indietro

Ø      Non partire da solo, informa sempre qualcuno sull’itinerario della tua escursione

Ø      Iscriviti al Club Alpino Italiano – CAI – e partecipa alle sue numerose attività sociali, culturali e formative

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La Montagna è la porta…

La Montagna è la porta dell’infinito

Penso di dover morire con l’anelito della montagna senza poterlo realizzare, come un che anela ai corsi delle acque mentre è rinchiuso nel gabbione di un museo di città o come un’aquila rinchiusa in un pollaio di paese costretta a condividere la giornata con del pollame. Non abbiamo altro rifugio che la montagna, intesa come meta simbolica della montagna più eccelsa della vita, se la possiamo conquistare alla ricerca dell’infinito per sfuggire alla trasgressione assordante e irresistibile dei rumori che ti trivellano il cervello quasi fosse sotto i colpi di un maglio che ti sfibra senza tregua e per sfuggire alle esalazioni tossiche frutto delle grandi conquiste della nostra civiltà industriale.

Quanto è dolce poterci inabissare nel silenzio dei monti abbandonandoci all’irresistibile incantesimo del cielo che incombe sulle vette smaglianti di nevi sempiterne infuocate dal sole. E’ voluttuoso lasciarsi lambire come gocce di rugiada dalla prima tenera occhiata mattutina del sole che gioca a ricamare col suo filo d’oro il contorno delle foglie degli alberi e il profilo dei monti facendo esplodere i suoi raggi luminosi che si frastagliano nelle acque che scorrono impetuose a valle irrompenti nell’eterno silenzio che trascende ogni cosa.

Si sale attratti irresistibilmente da una misteriosa forza della montagna per lasciarsi voluttuosamente divorare dall’oceano dell’infinito che ti risucchia nelle voragini delle cavità inesplorate dei suoi abissi, come conchiglie che prima ha rigettato sulle spiagge e che poi riporta nel suo grembo materno in cui sono state fecondate dalla divina presenza che irrompe carica di nuova vita in ogni sua creatura.

Il silenzio della montagna che ti rapisce s’inabissa poi nel cuore dell’uomo, abisso infinito che solo Dio può scandagliare. Là siamo attesi per vivere l’esperienza sublime dell’incontro personale di Dio creatore con l’uomo sua creatura. Il silenzio della montagna costituisce infatti l’ingresso che immette nel santuario della divinità in cui si celebrano le nozze del figlio di Dio con l’umanità. Come Mosè, che è tornato a valle dal Monte Sinai recando sul volto il messaggio luminoso del suo incontro con Dio, così noi portiamo a valle sul volto e nel cuore il grande messaggio della montagna per invogliare tutti ad affrontare l’esperienza travolgente della sua conquista.

Mons. Giulio Gabanelli – tratto dall’Annuario C.A.I. Alta Valle

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Galleria della pista ciclabile al buio

Galleria della pista ciclabile al buio, colpa di chi ha rotto 15 lampadine

La galleria della pista ciclabile è al buio? La colpa è dei vandali. Pra stiamo provvedendo a reperire le risorse economiche per la riparazione». Renato Stilliti, dirigente del settore Viabilità della Provincia, interviene sul problema dei tunnel della ciclovia a Camerata Cornello rimasti senza illuminazione per alcuni giorni. «Per quanto concerne la manutenzione ordinaria della pista – dice – era provvisoriamente in capo al comune territorialmente competente (quindi Camerata Cornello, ndr), mentre per la manutenzione straordinaria si deve ancora fare riferimento alla Provincia. Nello specifico, l’impianto di illuminazione della galleria di Camerata Cornello ha parecchi problemi di manutenzione per l’atto vandalico compiuto da qualche incivile che ha rotto 15 lampade compromettendo il funzionamento dell’intero impianto per le infiltrazioni di umidità e acqua. In attesa di recuperare le risorse economiche per la riparazione (servono circa 6.000 euro) attualmente è attiva una sola linea che fa funzionare alcune lampade a tratti saltuari per garantire un minimo di illuminazione e in modo continuo senza sensori».

«Purtroppo basta un temporale o un improvviso cambio di tensione per far saltare l’impianto danneggiato, con un grosso onere per il nostro personale stradale che deve intervenire costantemente per il ripristino – prosegue Stilliti –. Se la galleria è al buio si può comunque utilizzare la variante alternativa, oppure sapendo che si va a percorre una pista ciclabile con parecchie gallerie (che potrebbero essere buie per cause varie) ci si attrezza di conseguenza. E vorrei ricordare che il nuovo codice della strada obbliga nelle gallerie l’accensione delle luci».

L’Eco di Bergamo

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MONTE VALLETTO dai Piani dell’Avaro, Monte Avaro, Monte di Sopra

Link Originale e Servizio Completo:

MONTE VALLETTO dai Piani dell’Avaro, Monte Avaro, Monte di Sopra.

http://www.pieroweb.com/fotobrembane/valletto/valletto.html

Uno splendido Valletto insieme a tanti amici nel 2° Pieroweb Amici Orobie Day del 26 giugno 2010

Tris di cime:
Monte Avaro (2080 m.), Monte Di Sopra (2269 m.) e uno splendido Monte Valletto (2371 m.) insieme agli amici, guidati da Maurizio Agazzi, ambasciatore delle Orobie, e con la partecipazione del Presidente del CAI di Trescore, Giuseppe Mutti e del Presidente dell’U.S.C.I. di Bergamo, Guerino Comi, zio di Maurizio, nel contesto del 2° Pieroweb Amici Orobie Day del 26 giugno 2010
Dal Monte Avaro vista verso il Valletto
Dal Monte Avaro vista verso il Valletto

In tanti amici ci ritroviamo la mattina di sabato 26 giugno 20110 al Rif. Monte Avaro per un’escursione che si svilupperà, partendo dai Piani dell’Avaro (1700 m. circa) su tre concatenamenti in successione.
Facile e breve il primo, più lungo ed impegnativo il secondo con tre cime (classificata ED la salita al Valletto), ancora più lungo e più impegnativo il terzo con ben 6 cime!

1 – Monte Avaro (2080 m.) > Bocchetta Triomen ( 2200) > Laghetti di Ponteranica (2105)

2 – Monte Avaro (2080 m.) > Monte di Sopra (2269) > Monte Valletto (2371)

3 – Monte Avaro (2080 m.) > Monte di Sopra (2269) > Monte Valletto (2371) > Quota 2309 > Triomen (2251) > M. Ponteranica (2372)

Qui riporto il servizio fotografico sul percorso che io ed alcuni amici abbiamo fatto in salita e discesa dal Monte Valletto, cima stupenda ‘conquistata’ per la prima volta.

Ringrazio l’amico Cristian Riva che mi ha passato per il servizio alcune foto ad integrazione delle mie ed ha utilizzato nel bellissimo servizio sul suo sito delle mie foto ad integrazione delle sue.

La giornata è splendida. In oltre 30 amici escursionisti-fotografi, partiti dal Rif. Monte Avaro, con la guida impeccabile di Maurizio Agazzi, saliamo al Monte Avaro, seguendo l’evidente primo tratto del sentiero 109A che sale in direzione NO, tagliando in diagonale, tutta la costa del Monte Avaro, praticamente una scorciatoia al sentiero 109. Raggiungiamo in meno di un’ora la tondeggiante cima erbosa del Monte Avaro (2088 m.) dove, ancora tutti insieme, posiamo per la foto di gruppo con, sullo sfondo, alcune cime che andremo a salire (Monte di Sopra, Valletto e Quota 2309).
Alcuni di noi, una diecina, non se la sentono di scalare cime e preferiscono il percorso facile, salendo alla Bocchetta Triomen per poi scendere nella conca del Laghetti di Ponteranica.

Sul Sentiero delle Orobie 101 dal colle dell'Avaro verso la  Casera-Baita Alta del Valletto
Sul Sentiero delle Orobie 101 dal colle dell’Avaro verso la Casera-Baita Alta del Valletto
Noi altri, una ventina, imbocchiamo al colle dell’Avaro il sentiero 101 in direzione est e, superata una bella pozza per l’abbeverata, scolliniamo sulla vicina conca che ospita il bell’alpeggio della Casera Valletto (o Baita Alta, 1997 m.) ricavata con felice intuizione fra enormi massi franati dal Monte Valletto. Poco prima di raggiungere i massi, seguiamo, sulla destra una traccia di sentiero a mezza costa che, salendo in alcuni tornanti, ci porta in poco tempo in quota in cresta sulla cima del Monte di Sopra (2669 m.).
Dalla cima del Monte di Sopra (2259 m.)
Dalla cima del Monte di Sopra (2259 m.)
Ora il sentiero, in saliscendi prosegue su cresta, a tratti erbosa, a tratti rocciosa, si fa impegnativo fino a raggiungere un cospicuo roccione , a fianco del quale con grande attenzione saliamo su una striscia di neve fino a raggiungere la base per la salita finale. Per l’ultimo tratto il gruppo si sfoltisce, alcuni si fermano. La cresta ora diviene ripida e rocciosa. Saliamo con prudenza, guidati da Maurizio Agazzi, che ci consiglia su come meglio affrontare la salita passo passo. Raggiungiamo, dopo meno di tre ore di salita dai Piani dell’Avaro, la cima del Monte Valletto (o Cima di Salmurano 2371 m.).

2° Pieroweb – Piani dell’Avaro ed oltre – Cristian Riva

Link  2° Pieroweb – Piani dell’Avaro ed oltre. Sito di Cristian Web

SCHEDA SINTETICA

cartina

Data escursione: 26 Giugno 2010 Zona: Piani dell’Avaro – Cusio Sentiero: 109a – 101 CAI (Escursionistico) Altitudine: 2371 mt. del Monte Valletto ) Tempi di percorrenza: …a seconda delle cime salite Altro: visita anche il sito Pieroweb.com

La passione che ci accomuna un po’ tutti è quella per la bella montagna, la natura, l’amicizia e, soprattutto, la voglia di star bene insieme. Eravamo in molti, più o meno esperti, volti nuovi ed altri conosciuti solo virtualmente in facebook che, complice questo piacevole evento, si sono concretizzati in nuove amicizie. Attraverso l’obiettivo delle nostre reflex o compatte ognuno di noi ha immortalato panorami, fiori ed animali ma anche situazioni divertenti e momenti d’emozione. Sicuramente la voglia era quella di portare a casa un po’ di questa magica giornata!

Il gruppo del 2° Pieroweb Orobie Day

Panorama dal  Monte Avaro

VAOL.IT – Un libro completo sulle Valli di Sant’Antonio

Link:  VAOL.IT – Un libro completo sulle Valli di Sant’Antonio.

Un libro completo sulle Valli di Sant’Antonio

Nel libro di Ivan Monti la storia e la natura dell’area protetta.


Pubblicato il: 26/05/2009


Ivan Monti

«Oggi la Valle di Córteno è nota soprattutto per le sue bellezze naturali e le Valli di Sant’Antonio, Brandét e Campovecchio, sono dei piccoli gioielli da visitare e da esplorare in ogni stagione dell’anno». È con queste parole che Giancarlo Maculotti, Assessore alla Cultura della Comunità Montana di Vallecamonica, introduce “Valli di Sant’Antonio, gemelle senza età“, il libro fresco di stampa di Ivan Monti, giovane comasco dalle origini per metà cortenesi.

Il lavoro di Monti aiuta a leggere il territorio delle due splendide valli confluenti a Sant’Antonio con la lente della storia, presentandole per quello che erano fino a pochi decenni fa: la fonte di lavoro e sostentamento per generazioni e generazioni di montanari, ampliando la visuale anche su quelle attività tradizionali che oggi rischiano di scomparire definitivamente (pastorizia e lavoro dei campi, per esempio) e su quelle che restano impresse solo nella memoria collettiva e nella tradizione orale (estrazione dei minerali ferrosi dalle cave in alta quota).

L’approfondita indagine interessa gli aspetti micro-fisionomici del borgo cortenese, ed è così che l’occhio dell’escursionista si trasforma in quello di un attento scrutatore della sopravvivenza umana in questi luoghi nei tempi passati, in un arco di tempo che parte dalle prime forme preistoriche di religiosità e si conclude con gli avvenimenti della guerra partigiana.

Il regno naturale di grande pregio, costituito da tutti quegli aspetti vegetazionali e faunistici che vivono in sinergia, è oggigiorno tutelato da una Riserva ad hoc, istituita dalla Regione Lombardia nel 1983, e dal Sito d’Importanza Comunitaria “Valli di Sant’Antonio quali garanti della salvaguardia di questo angolo di mondo in cui i ritmi vitali proseguono del tutto inalterati.

Un capitolo di particolare rilevanza riguarda la geografia del territorio, visto che le due vallate gemelle, la “regina” Brandét e la “contessa” Campovecchio, offrono tracciati escursionistici di sicuro interesse. Se il Lago di Pìcol, recentemente indagato dai sommozzatori del NUET con risultati sorprendenti, calamita buona parte dell’interesse, Monti non dimentica parimenti gli altri numerosi laghi di circo, fino all’inesplorato Laghetto del Telènek, confinato laddove nessuno penserebbe di andare, e i rari Laghetti di Sòn e dell’Agna, dalle pregiate colonie vegetali.

CAI Bergamo – Articoli » Orobie Skyraid

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OROBIE SKYRAID: Lady Gaga risuona tra i campanacci

Su pei monti

Lady Gaga risuona tra i campanacci

È un grande e verdissimo stadio la conca del rifugio Coca.

Un catino di roccia e pascoli dove non risuonano le “vuvuzelas”, ma rimbombano i ‘dai’, i ‘forsa’, i ‘mola mia’, tutti incoraggiamenti ‘glocal’, una specie di esperanto che non ha bisogno di troppe traduzioni.

Li capiscono perfettamente anche gli inglesi, gli spagnoli e tutti gli altri atleti che arrivano quassù, dopo oltre 45 sudatissimi chilometri per la prima frazione di un mondiale lontano anni luce da quello del pallone.

Un mondiale dove gli atleti volano, ma stanno maledettamente con i piedi per terra: dove i primi classificati, i giovanissimi inglesi del Salomon Trail Team, il trio con la faccia da simpatiche canaglie, per il loro titolo iridato si portano a casa la ‘bellezza’ di tremila euro.

Altro che Quagliarello, altro che Zambrotta, altro che Pepe.

Questi corrono sul serio, mica un quarto d’ora prima di precipitare nel baratro di un’umiliante eliminazione calcistica e poi a piagnucolare sul campo lacrime da femminucce.

Qui nella torcida dell’Orobieskyraid – torcida non solo metaforica visto che il termometro anche in quota ha sfiorato i trenta gradi – lo sforzo toglie il respiro e non c’è tempo per frignare quando arrivi.

Dieci minuti, un po’ di Sali per riprendesi e poi giù a valle, ancora di corsa o comunque a passo sostenuto per abbracciare il compagno di squadra al traguardo al Passo della Presolana.

Tom Owens, uno dei tre vincitori fa impressione: dopo il terribile saliscendi tra Valcanale e rifugio Coca non fa un plissè: ‘How was the race? Great’, traduzione di ‘Com’era la gara? Grande’.

Con nonchalance e il vessillo del Cai sulle spalle – un bel modo per ringraziare i circa 400 volontari impegnati sul percorso – arriva anche il Presidente del sodalizio Paolo Valoti: vola per oltre 45 chilometri, si lascia alle spalle un dislivello positivo di 3 mila metri e sembra quasi abbia affrontato i sei chilometri della Family Run, la gara non competitiva che, in contemporanea, si svolge al Passo della Presolana con lex sciatrice Paola Magoni e il falco Savoldelli a guidare il gruppo dei minirunner con i loro genitori.

Anche questo è un mondiale a fil di cielo. Una festa della montagna bergamasca a 360 gradi, in grado di conciliare agonismo ad altissimi livelli con una manifestazione a misura di famiglia, come sottolineato dagli organizzatori, primo fra tutti Mario Poletti, autentico ‘deus ex machina’ della manifestazione, e le tante autorità intervenute fra cui l’Assessore Regionale allo Sport Monica Rizzi e il suo omologo del Comune di Bergamo Danilo Minuti.

Tom_Owens_Mario_Poletti_e_Andy_Symonds

Tom_Owens_Mario_Poletti_e_Andy_Symonds

Ed è un mix strano, quello della Conca dl Donico baciata dal sole e dai chiari riflessi calcarei della Presolana, la montagna regina delle Orobie.

Quasi tecno-ruspante si potrebbe dire.

C’è lo sfrigolio delle salamelle sulla griglia, ma ci sono anche gli stand con l’attrezzatura sportiva più all’avanguardia; ci sono i campanacci delle mucche, ma c’è anche la musica di Lady Gaga; c’è il grande truck nero della Scott che fa tanto di gara internazionale, ma, proprio a fianco, ce n’è uno decisamene meno tecnologico che sul cassone recita: ‘Me mole mai’, io non mollo mai.

Quasi lo slogan della giornata, una specie di mantra che i corridori del cielo si ripetono durante l’estenuante maratona e che diventa l’incitamento più ricorrente da parte di tanti appassionati lungo il Sentiero delle Orobie.

Paolo_Valoti_con_il_vessillo_del_Cai_arrivo_al_rifugio_Coca

Paolo_Valoti_con_il_vessillo_del_Cai_arrivo_al_rifugio_Coca

A proposito: quanti erano? ‘Tantissimi – assicura Mario Poletti dopo una ricognizione in elicottero – soprattutto nella seconda parte del percorso, quella dove gli atleti sono passati in tarda mattinata, Al Coca, tanto per fare un esempio, hanno dormito in cento, occupando anhe il pavimento della sala da pranzo’. All’altro mondiale, quello del pallone, dicono che negli hotel, siano rimaste invece parecchie stanze vuote. Costavano di più e, fuori, lo spettacolo era decisamente meno affascinante.

(Emanuele Farchetti, L’ECO DI BERGAMO, lunedì 5 luglio 2010)


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