E’ un flop: Google cancella il servizio Google Wave | Computerworld

A poco meno di un anno dal suo lancio Google ha deciso di staccare la spina dal servizio Google Wave. “Non abbiamo assistito all’adozione da parte degli utenti che ci saremmo aspettati”, scrive Urs Hölzle, Google senior vice president for operations, in un blog post. Come risultato della pubblica indifferenza “non prevediamo di continuare lo sviluppo di Wave come prodotto stand-alone”.

La società manterrà il servizio fino a fine anno, e la tecnologia verrà integrata in altri progetti di Google, continua Hölzle. Alcune caratteristiche sono già disponibili come componenti open source, e Google offrirà strumenti per consentire agli utenti di “‘liberare’ facilmente il proprio contenuto da Wave”.

Hölzle sottintende che Wave potrebbe essere stato un concetto troppo radicale per una adozione di massa, nonostante i molti tentativi dell’azienda di spiegarlo al pubblico. Una “Web app per la comunicazione e collaborazione in tempo reale, ha stabilito una soglia alta per quanto era possibile in un browser web. Non eravamo sicuri su come gli utenti avrebbero risposto a questo tipo di comunicazione radicalmente diverso”. (mg)

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Gartner ai CIO: preparate una strategia per una seconda crisi: non si sa mai | Computerworld

“In un quadro di perdurante incertezza, stavolta sarebbe imperdonabile non essere pronti”. Cinque suggerimenti, “sperando di non doverli usare”

a cura della Redazione Computerworld

Nessuno si aspettava la gravità della crisi economica del 2008-2009, e così molti Chief Information Officer (CIO) che non avevano un piano pronto per affrontarla sono stati ‘perdonati’ dai loro capi. Ma se un’altra recessione si verificasse nei prossimi 12-18 mesi, nessun responsabile dell’IT sarà perdonabile. E’ la tesi di Gartner, esposta in un report rilasciato ieri.

Nel maggio 2010, sottolinea la società di ricerca, i dubbi degli investitori di tutto il mondo sulla salute dell’economia globale si sono pericolosamente riaffacciati sui mercati finanziari.

La possibilità di fallimento degli Stati sovrani di fronte ai loro grandi debiti pubblici, l’alto tasso di disoccupazione, la depressione del mercato immobiliare, le limitazioni nell’accesso al credito per consumatori e aziende, e il timore per un ritardo della ripresa economica, sono tutti fattori che hanno fiaccato profondamente la fiducia dei mercati.

Man mano che questi elementi si manifestavano, molti economisti hanno espresso l’opinione che il 2010 e forse anche il 2011 saranno un periodo di ripresa e crescita modesta. E questo quadro di perdurante incertezza, sottolinea Gartner, dovrebbe essere affrontato dai CIO con azioni decise, preparando dei piani di breve termine per gestire un’eventuale seconda recessione.

Link: Gartner ai CIO: preparate una strategia per una seconda crisi: non si sa mai | Computerworld.

Protetto: La green economy e i ‘colletti verdi’: verso un boom di assunzioni in Italia | Computerworld

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Così il 118 potrà dialogare con i non udenti | Computerworld

Link  Così il 118 potrà dialogare con i non udenti | Computerworld.

All’Università di Udine sviluppata una app mobile in grado di supportare la comunicazione tra soccorritori e pazienti sordi

a cura della Redazione Computerworld

Una app, ovvero un’applicazione mobile, in grado di supportare in caso di emergenza la comunicazione tra i soccorritori del 118 e i pazienti non udenti che utilizzano la lingua dei segni. Così all’Università di Udine sono riusciti ad abbattere con l’ausilio dell’informatica un’altra barriera alla comunicazione per i disabili.

La app in questione si chiama SLEC, ovvero Sign Language Emergency Communicator, ed è stata progettata e sviluppata dall’Hci Lab, il laboratorio di interazione uomo-macchina dell’Università di Udine.

SLEC è l’ultimo dei progetti usciti dall’Hci Lab nell’ambito del piano triennale ‘Servizi avanzati per il soccorso sanitario al disabile basati su tecnologie ICT innovative’, coordinato dallo stesso laboratorio dell’università friulana e cofinanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, cui partecipano la Centrale Operativa del 118 di Udine, l’Istituto di Medicina Fisica e Riabilitazione di Udine e la Consulta Regionale Associazioni dei Disabili del Friuli Venezia Giulia.

E’ chiaro che la possibilità di comunicare in modo rapido ed efficace sia cruciale durante un’emergenza medica. L’applicazione, installabile sugli smartphone o sui cellulari evoluti, permette di eliminare tutte quelle forme di incomprensione che possono scaturire in una comunicazione tra soccorritori che non conoscono la lingua dei segni e non udenti. Infatti, la app SLEC permette di scegliere rapidamente le frasi da comunicare tra un insieme di frasi utili nel contesto delle emergenze mediche e mostra ai pazienti sordi la frase tradotta in lingua dei segni sotto forma di video.

Polizia Locale: l’identikit di una moderna centrale | Computerworld

Link Polizia Locale: l’identikit di una moderna centrale Computerworld.

A Lecco la nuova centrale operativa gestisce 52 postazioni di videocontrollo in grado di monitorare tutto il territorio comunale

a cura della Redazione Computerworld

E’ stata inaugurata nei giorni scorsi la nuova centrale operativa del corpo di Polizia Locale di Lecco. Frutto del lavoro di MediaWebView, società specializzata in sistemi di videosorveglianza controllata da Lutech, la nuova centrale operativa gestisce 52 postazioni di videocontrollo dislocate in altrettante zone sensibili della città, che garantiscono un monitoraggio 24 ore su 24 dell’intero territorio comunale.

Tutte le postazioni sono state installate su strutture progettate ad hoc per rispondere alle diverse esigenze delle forze dell’ordine in fatto di controllo del traffico, rispetto del codice, monitoraggio del territorio, prevenzione di episodi di microcriminalità, ricostruzione di eventi di interesse per attività investigativa.

L’impianto è impostato su un’architettura distribuita collegata in rete che garantisce la ridondanza dei dati e la salvaguardia dell’operatività dei sistemi connessi. Ogni singola postazione di controllo è costituita da una telecamera robotizzata, un software per il controllo remoto della telecamera, un router ADSL per la connessione via internet e un gruppo di continuità UPS.

La visione in tempo reale delle immagini presso la centrale operativa avviene attraverso una rete ADSL cablata. Ogni centro di controllo dispone di un portale internet per il monitoraggio e il comando simultaneo di tutte le telecamere e per la gestione del database delle registrazioni passate.

Informatici senza Frontiere, dall’Italia volontari …

Informatici senza Frontiere, dall’Italia volontari per portare l’IT dove non c’è

  • 1 giugno, 2010

Alla scoperta di un gruppo di professionisti IT, unico in Europa, che ha deciso di aiutare quelle fasce di popolazione escluse dall’accesso alla tecnologia: dalle carceri ai Paesi poveri

di Donata Columbro (Digi.TO)

Ci sono persone che credono che per migliorare la qualità della vita sia importante saper usare il computer e avere accesso a internet. Sono gli Informatici senza Frontiere (IsF), un gruppo italiano di professionisti dell’informatica che dal 2005 ha deciso di mettere a disposizione mezzi ed esperienza per aiutare quelle fasce di popolazione escluse dall’accesso alla tecnologia, creando una onlus con una mission davvero impegnativa: aiutare tramite l’applicazione pratica e consapevole dell’ICT i ‘soggetti deboli’ a essere più liberi.

Immaginate la vostra vita senza Facebook, Skype e, più in generale, il world wide web. Questa è la vita di milioni di persone lasciate fuori dall’accesso alla tecnologia e all’informazione: è il digital divide, divario digitale, che “che va superato per il raggiungimento della vera democrazia”. Così la pensa Rainer Battisti, referente della sezione piemontese della onlus, che si ispira niente di meno che a Kofi Annan, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Proprio Annan, nel 2005, ha invitato la comunità internazionale a mobilitarsi “per garantire ai Paesi poveri l’accesso alle tecnologie. Solo così si avrà la democrazia digitale”.

L’associazione degli Informatici senza Frontiere, unica a guidare progetti di questo genere in Europa, opera proprio nella direzione suggerita dall’ex segretario dell’Onu: “Attraverso le nostre attività, dalla creazione di un’aula informatica per l’università di Manimba in Kenya all’informatizzazione degli ospedali italiani e alla realizzazione di siti web per particolari soggetti emarginati dall’accesso alle tecnologie, cerchiamo di rispondere a questo appello”. E davanti a chi storce il naso pensando che l’Africa abbia bisogno di cibo piuttosto che di computer, Battisti risponde che “la tecnologia aiuta lo sviluppo. Con il software realizzato per l’ospedale di Gulu, in Uganda ora è possibile gestire le informazioni di più di cinquemila pazienti affetti da Aids. E pensiamo al disagio che avevano prima del nostro intervento usando un archivio cartaceo…”.

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Fonte: http://www.cwi.it/knowledge-center/2010/06/01/informatici-senza-frontiere-dallitalia-volontari-per-portare-lit-dove-non-ce

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Fatturazione elettronica in Italia: attive solo 60mila aziende, in attesa della PA

I ritardi del Legislatore rallentano la diffusione: solo 150-200 miliardi di euro, cioè il 5-7% degli scambi B2B italiani, avviene tramite scambi digitali. Meno di 3.000 imprese fanno conservazione sostitutiva

di Daniele Lazzarin

La fatturazione elettronica in Italia è in una fase ancora embrionale, adottata nelle sue varie tipologie (conservazione sostitutiva, scambio di documenti via EDI o internet, ecc.) da poche decine di migliaia di aziende ed enti pubblici, perché è poco incentivata dalle istituzioni e lasciata ancora all’iniziativa di singole realtà pubbliche e (soprattutto) private, o di grandi aziende a capo di importanti filiere e supply chain.

Questo in sintesi è il responso della recente indagine dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano, presentata mercoledì a Milano, che comunque evidenzia, nonostante la lentezza del Legislatore accennata sopra, la continua espansione appunto di alcuni modelli di Fatturazione Elettronica. Quello che delude è proprio la Fatturazione Elettronica ‘pura’ a norma di legge che, come si legge nel Rapporto dell’Osservatorio, “è un fenomeno ancora marginale in Italia, anche per la ormai cronica mancanza del Decreto attuativo dell’obbligo di Fatturazione Elettronica nei confronti della Pubblica Amministrazione”.

La ricerca come di consueto nel caso degli osservatori del Politecnico è molto articolata e si poggia su varie metodologie, tra cui interviste dirette con oltre 50 organizzazioni pubbliche e private, indagini su circa 250 imprese di varie dimensioni e settori e su circa 550 Studi di commercialisti, analisi dell’offerta e sviluppo dei modelli matematici per la stima di benefci e redditività.

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CRM per agenti e tecnici ’sul campo’: meglio il laptop o lo smartphone?

 Link Originale: http://www.cwi.it/knowledge-center/2010/05/21/crm-per-agenti-e-tecnici-sul-campo-meglio-il-laptop-o-lo-smartphone/

Un’analisi sui pro e i contro dell’uso dei software di vendita e di assistenza da remoto attraverso pc portatili, o attraverso iPhone, BlackBerry, Android, Symbian & C.

di David Taber*

Troppo spesso i proclami di trionfo del mobile computing vengono da fornitori interessati a vendere dispositivi o software ad hoc. E’ indubbio però che nei moderni modelli CRM di vendita sul campo, e di assistenza e servizi post vendita, in molti settori il supporto all’uso dei sistemi informativi aziendali da laptop o da smartphone sia una necessità.

Molti agenti commerciali, anche se dipendenti, lavorano ormai da casa o sono in giro tutto il giorno presso i clienti, e lo stesso si può dire dei tecnici di assistenza. La buona notizia è che le soluzioni CRM di oggi sono pensate anche per essere usate da persone non sedute a una scrivania: la tecnologia in questo campo è ormai matura, i dispositivi che servono sono quelli che gran parte di tecnici e agenti hanno già (laptop, o prodotti BlackBerry, iPhone, Symbian o Android) e la copertura delle reti wireless è disponibile praticamente dappertutto dove serve.

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Si chiama Enterprise 2.0 ma è per tutti, anche per le piccole e medie imprese

Link Originale :  http://www.cwi.it/news/2010/05/21/si-chiama-enterprise-2-0-ma-e-per-tutti-anche-per-le-piccole-e-medie-imprese/

Ne parliamo con Emanuele Quintarelli, E2.0 strategist, blogger e invited speaker all’edizione 2010 dell’International Forum on Enterprise 2.0 di Milano

di Marco Tennyson

Alla scorsa edizione hanno partecipato in 900. Quest’anno saranno di più, perché l’Enterprise 2.0 è un modo di pensare, lavorare e concepire l’azienda che piace sempre di più anche alle imprese italiane. A prescindere dalle loro dimensioni.

L’edizione 2010 dell’International Forum on Enterprise 2.0 si terrà a Milano il 9 e il 10 giugno prossimi e come nelle due occasioni precedenti (siamo infatti giunti alla terza edizione) si proporrà come un evento di respiro internazionale (oltre 40 gli speaker in arrivo da tutto il mondo) e ad alto valore professionale (sei workshop tematici e tre sessioni parallele), al quale si potrà partecipare in modo gratuito. Il che di questi tempi non guasta.

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SAP difende l’esborso per Sybase e promette l’ERP-as-a-service per il 2011 | Computerworld

Full Link & Original : SAP difende l’esborso per Sybase e promette l’ERP-as-a-service per il 2011 | Computerworld.

Al Sapphire un CEO risponde alle obiezioni sull’acquisizione, e l’altro ripropone Business ByDesign, la cui nuova versione è prevista a luglio. In arrivo anche un CRM on demand collaborativo

A cura di Daniele Lazzarin

Sono in corso contemporaneamente a Francoforte e a Orlando (Florida) le edizioni europea e americana del Sapphire, il più grande evento di SAP. E mentre da interviste e comunicati si apprende qualche novità di prodotto e qualche dettaglio sui prossimi piani del gigante del software, proprio ieri si è tenuta la conferenza stampa in cui i due CEO hanno difeso alcune scelte del passato recente e recentissimo.

Da una parte infatti il co-CEO americano Bill MCDermott ha dovuto rispondere alle domande di alcuni analisti che considerano troppo alto il prezzo di 5,8 miliardi di dollari pagato per l’acquisizione di Sybase, annunciata meno di una settimana fa.

Dall’altra invece l’altro co-CEO, il danese Jim Hagemann Snabe, è stato ancora una volta chiamato a spiegare i piani della società sull’oggetto misterioso Business ByDesign, il prodotto ERP in software-as-a-service che SAP ha prima lanciato in grande stile all’inizio del 2008 e poi ‘congelato’ pochi mesi dopo.

Da allora, e quindi esattamente da due anni, Business ByDesign è in stand-by, ma in questo periodo con vari aggiornamenti SAP ha spiegato di stare perfezionando tecnologie e modello di business per riuscire a rendere profittevole un’offerta basata su un servizio da erogare in grandi volumi. La novità del Sapphire è che la società ha pronta la nuova versione del prodotto, di cui parleremo più avanti, ma la renderà disponibile al di fuori dei sei mercati chiave (Germania, USA, UK, Francia, India e Cina) soltanto all’inizio del 2011.

Ma andiamo con ordine. Per Sybase, SAP pagherà un premio di ben il 44% rispetto alle ultime quotazioni di Borsa della società acquisita, e alcuni analisti hanno obiettato che è un prezzo troppo alto, tenuto conto di alcuni punti.

Prima di tutto, dicono i critici, SAP punta soprattutto al business mobile di Sybase, che però attualmente rappresenta un quarto del fatturato da licenze software di Sybase e meno di un decimo del suo fatturato totale. Inoltre il business più profittevole di Sybase è ancora quello ’storico’ dei database, che però non ha mai avuto una storia facile di compatibilità con i sistemi di SAP.

ERP, come cambia la software selection nello scenario del dopo-crisi | Computerworld

Alcuni elementi (pianificare, comunicare, innovare, minimizzare le personalizzazioni…) diventano ancora più critici, mentre se ne affacciano di nuovi (come il SaaS) da valutare

a cura della Redazione Computerworld

CIO Magazine ha sottoposto ad alcuni ‘addetti ai lavori’ un classico problema di selezione di un sistema ERP. Lo scenario è quello di una società di distribuzione da 500 milioni di dollari (quindi circa 400 milioni di euro) con un sistema ERP implementato 15 anni fa, e cioè molto vicino al termine della sua vita utile.

L’anno scorso, a causa della crisi economica, il top management ha rinviato la sostituzione, ma quest’anno, grazie a un miglioramento del mercato, ha deciso di investire, per cui ha chiesto al CIO di selezionare un sistema ERP che possa essere implementato “velocemente e in modo efficiente”.

Quale procedura deve seguire il CIO per centrare questo obiettivo? Abbiamo scelto due tra i contributi su CIO Magazine: quello di Paul Bergamo, già CTO di Liberty Mutual e ora general partner di NewVantage Partners (“Niente personalizzazioni, e comunicare continuamente”), e quello di Jesus Arriaga, già CIO di Keystone Automotive e ora presidente di CIO Strategic Solutions (“Non basta che il nuovo ricalchi il vecchio”).

1) “Niente personalizzazioni e comunicare continuamente”

Questa semplice espressione, “sostituzione dell’ERP”, è già sufficiente per far tremare i polsi a parecchi CIO. Moltissimi di noi hanno vissuto in prima persona  le difficoltà di un progetto ERP. Tuttavia può anche andare bene, a patto di stare bene attenti su alcuni punti.

Prima di tutto, il CIO deve assicurarsi che tutti in azienda abbiano ben presente che non si tratta di staccare una spina dalla presa della corrente e infilarne un’altra. Una sostituzione di ERP è sempre un progetto complesso e i capi delle business unit devono avere ben presenti tutti gli aspetti del problema.

Altrimenti il CIO finirà inevitabilmente con il dover affrontare aspettative irrealizzabili e priorità malposte.

Full Link & originale  : ERP, come cambia la software selection nello scenario del dopo-crisi | Computerworld.

E se gli hacker attaccano le automobili?

http://www.cwi.it/knowledge-center/2010/05/14/e-se-gli-hacker-attaccano-le-automobili-motori-bloccati-freni-fuori-uso-e-altri-guai/

Con un laptop collegato alla diagnostica e comandato da remoto si possono violare i sistemi informativi di bordo. “Per ora rischio basso, ma molto presto il pericolo può diventare serio”

Una ricerca di un centro universitario americano sui sistemi informativi di bordo delle automobili fa nascere dubbi inquietanti sulla sicurezza di questi sistemi e sulla possibilità da parte di malintenzionati di interferire con il loro funzionamento, con pericoli facilmente immaginabili.

Collegandosi infatti a una porta standard per i computer di diagnostica, presente su tutte le auto uscite negli ultimi anni, i ricercatori del CAESS (Center for Automotive Embedded Systems Security, una collaborazione tra University of Washington e University of California), sono riusciti a fare alcune cose potenzialmente molto spiacevoli.

Qualche esempio? Freni disattivati, motore messo fuori uso, avvisi falsificati sul cruscotto digitale, e portiere bloccate con i passeggeri all’interno.

Le descrizioni e i risultati di queste sperimentazioni sono contenuti in un documento dal titolo ‘Experimental Security Analysis of a Modern Automobile’, che verrà presentato All’IEEE Symposium on Security and Privacy, in programma la prossima settimana a Oakland (California). Il lavoro è stato finanziato dalla U.S. National Science Foundation.

Le prove sono state effettuate su una pista di atterraggio in disuso dell’aeroporto di Blaine (Washington), ai confini tra USA e Canada. In una, i ricercatori hanno violato il sistema di controllo elettronico dei freni di un’auto, prima impedendo la frenatura al test-driver, che non è riuscito ad azionare i freni in nessun modo, e poi azionando i freni a distanza, e fermando l’auto senza che il guidatore potesse farci niente.

Le altre prove hanno ottenuto i risultati accennati sopra: blocco totale delle portiere, spegnimento irreversibile del motore, e così via. I test sono stati condotti collegando un laptop al sistema di diagnostica dell’auto, e controllandolo poi da remoto attraverso un collegamento wireless.

Dopo Mega, Giga e Tera, stavolta toccherà a Hella? | Computerworld

Link Dopo Mega, Giga e Tera, stavolta toccherà a Hella? | Computerworld.

Dopo Mega, Giga e Tera, stavolta toccherà a Hella?

Uno studente californiano ha iniziato una campagna su Facebook per battezzare il prefisso che esprime l’ottilione, cioè il numero 1000000000000000000000000000

Un giorno, in un futuro lontano, i nostri discendenti si lamenteranno della lentezza delle loro connessioni internet in yottabit, e forse potranno chiedere a gran voce delle performance migliori della rete parlando di “hellabit”, grazie all’idea lanciata da uno studente della University of California nel 2010.

Lo studente di fisica Austin Sendek infatti ha dato il via a una campagna, naturalmente su Facebook, per proporre “hella” come prefisso ufficiale di misurazione del multiplo 10 alla 27a potenza, cioè uno seguito da 27 zeri (un ottilione, o se preferite un milione di triliardi, o anche un miliardo di miliardi di miliardi), che ancora non è stato ufficialmente battezzato.

Cloud computing nelle aziende italiane: servono ancora un paio d’anni di studio | Computerworld

Link Cloud computing nelle aziende italiane: servono ancora un paio d’anni di studio | Computerworld.

Secondo l’ultimo Osservatorio ANFoV, questo modello comincerà ad avere una diffusione significativa nel nostro Paese soltanto a partire dal 2012

a cura della Redazione Computerworld

Analizzando oggi quali servizi IT ‘on the cloud’ vengono utilizzati o lo saranno nel breve termine dalle imprese italiane oggetto di un’indagine a campione condotta da IDC, si scopre che al primo posto, con il 46% delle preferenze, campeggia la voce ‘nessuno‘, e che la restante fetta si comporta in modo alquanto conservativo.

Solo il 14% della aziende italiane risponde indicando applicazioni di messagging e conferencing, il 12% l’utilizzo di risorse elaborative on demand (IaaS), il 10% applicazioni di produttività individuale in Software-as-a-Service come le Google Apps (SaaS) e un misero 6% applicazioni on demand a supporto del business. E si tratta di risposte multiple.

Promoted tweets

Un top manager del sito di micro-blogging spiega le prime iniziative per generare fatturato, tra cui i ‘promoted tweets’, e i servizi in preparazione per le aziende

Molti analisti sono convinti che Twitter sia molto vicina al salto di qualità che separa un’idea interessante da un business profittevole. Ma in realtà, “tranne qualche sorpresa lungo la strada”, esiste un piano di business che già prevede tutte le principali tappe dello sviluppo della società, compresi i modi e tempi per cominciare a generare fatturato.

Questo almeno è ciò che sostiene Jason Goldman, vice president products di Twitter, in un’intervista concessa a Computerworld USA, nella quale tra l’altro il manager approfondisce temi come il piano annunciato qualche giorno fa agli analisti per generare fatturato dalle pubblicità, le più diffuse richieste delle aziende al sito di micro-blogging, e le possibili sinergie tra Twitter e dispositivi come l’iPad di Apple.

Può spiegarci nel dettaglio cosa sono i ‘promoted tweets’, che avete annunciato in aprile?

Continua:

http://www.cwi.it/knowledge-center/2010/05/06/twitter-ecco-come-inizieremo-a-fare-soldi/

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Computerworld – Dati ovunque, dati dappertutto… Pochi però li sanno gestire bene

Link: Computerworld – Dati ovunque, dati dappertutto… Pochi però li sanno gestire bene.

Oggi molte aziende e organizzazioni sono alle prese con il fenomeno ‘dati dappertutto’. Terabyte di dati si accumulano in sistemi ERP e applicazioni, e ‘scorrono’ dall’uno all’altro: un volume enorme che per di più, avverte Gartner, aumenterà addirittura del 650% nei prossimi cinque anni.

Dall’altra parte ci sono gli utenti, ovvero quella porzione sempre più ampia di utenti ‘evoluti’ che richiedono accesso personalizzato a report, analisi ed elaborazioni dei dati.

Come se la stanno cavando le imprese davanti a questa sfida? Non troppo bene, se consideriamo i risultati di una recente indagine su 200 executive di aziende sopra i 500 milioni di dollari di fatturato. Si tratta di una ricerca di Forbes Insights, intitolata ‘Managing Information in the Enterprise’, che vale la pena di approfondire almeno per qualche aspetto.

La ricerca conferma l’opinione diffusa secondo cui i dati sono molto importanti: l’85% degli intervistati concordano con il fatto che le loro organizzazioni “trattano le informazioni come un asset strategico”. Inoltre praticamente tutti (95%) sottoscrivono anche il passo successivo, secondo cui “la gestione delle informazioni è essenziale per avere successo sul mercato”.

Computerworld – Senza freni la grande corsa di Apple: +90% di profitti nel secondo trimestre

Link: Computerworld – Senza freni la grande corsa di Apple: +90% di profitti nel secondo trimestre.

Alimentati da un incremento nelle consegne di iPhone e Mac, Apple ha riportato una crescita del 90% dei profitti trimestrali. I profitti netti nel secondo trimestre, chiuso il 27 marzo, sono stati di 3,07 miliardi di dollari, rispetto agli 1,62 miliardi di dollari dello stesso trimestre di un anno fa. Gli utili per azione sono invece stati di 3,33 dollari, oltre le aspettative degli analisti sondati da Thomson Reuters che avevano parlato di 2,45 dollari.

Il fatturato nel periodo è stato di 13,5 miliardi di dollari, una crescita del 49% anno su anno, anche in questo superiore ai 12,03 miliardi di dollari attesi dagli analisti. Le consegne mondiali di iPhone hanno totalizzato 8,75 milioni di unità nel trimestre, un incremento del 131% rispetto a un anno prima. Le consegne di Mac hanno invece totalizzato 2,94 milioni di unità, +33%. Quelle di iPod hanno infine totalizzato 10,89 milioni di unità, -1%.

Violato “Gaia”, il sistema di autenticazione di Google |oneITsecurity

Link : Violato “Gaia”, il sistema di autenticazione di Google |oneITsecurity.

attacchi Google

Continuano a giungere altri particolari relativi ai cyberattacchi che hanno visto colpita Google nei mesi scorsi e che hanno causato non poche polemiche tra la Cina e gli USA, con gli americani che hanno più volte ipotizzato come potesse esserci un collegamento tra gli attacchi e il governo di Pechino.

La notizia delle scorse ore è una rivelazione che arriva dal New York Times, il quale racconta, citando fonti non identificate, che ad essere violato è stato il codice di “Gaia“, ovvero il sistema che gestisce l’autenticazione a tutti i servizi di Google.

In altre parole, ad essere stato vittima degli attacchi è la tecnologia “single sign-on”, che consente di accedere tanto a Gmail quanto a Google Documenti e a tutti gli altri servizi offerti dal colosso americano usando sempre la medesima password, evitando quindi di dover registrare tante credenziali quanti sono i servizi fruiti. Una comodità non di poco conto che rischia però, a causa delle violazione, di rendere teoricamente accessibili a sconosciuti milioni di account utente in tutto il mondo.

Il rischio è quello di poter assistere a poderose campagne di spam, phishing e quant’altro si possa collegare al furto degli accessi ai vari servizi, per non parlare dei dati a rischio di tutti gli utenti come le aziende che utilizzano i vari strumenti di Google per archiviare o gestire informazioni relative alla propria attività.

Le fonti non citano esempi di specifici attacchi, confermando anzi come Google abbia rafforzato le misure di sicurezza attorno a Gaia dopo aver appreso delle violazioni. Tuttavia rimane un certo allarme verso quello che, a suo tempo, Google definì il “furto di proprietà intellettuale”, proprietà che, come si apprende adesso, consisteva nella tecnologia alla base di Gaia.

Già molti parlano di attacco al cuore di Google, evidenziando la portata potenziale di un simile furto e mettendo un grosso punto interrogativo circa la sicurezza reale dei servizi online, non solo quelli forniti da Google quindi, e del cloud computing soprattutto, considerato il futuro dell’informatica ma che potrebbe subire adesso un serio colpo per la sua definitiva affermazione.

Computerworld – Quattro applicazioni per un profilo Facebook che sia più professionale

Computerworld – Quattro applicazioni per un profilo Facebook che sia più professionale.

Su Facebook proliferano le applicazioni ‘giocose’ (alcune di grande successo, come Farmville) ma in realtà ne esistono anche alcune in grado di aggiungere un tocco di professionalità al vostro profilo. Ad esempio si può includere quello LinkedIn, aggiungere un feed ai blog, includere un tab Twitter e così via. Ciascuna di queste applicazioni richiede il consenso all’accesso al vostro profilo e per modificarne le impostazioni è necessario scegliere la voce ‘Impostazioni applicazioni’ dal menu a tendina ‘Account’. Da qui è possibile controllare chi è in grado di vedere l’applicazione dal vostro profilo, se volte crearne un bookmark e se volete permettere la pubblicazione delle attività recenti sulla bacheca.

Inoltre è possibile scegliere di aggiungere l’applicazione ai tab per avere un accesso semplificato. Alcune applicazioni in ogni caso potrebbero non supportare i tab e alcune invece aggiungerli automaticamente al vostro profilo come parte del rispettivo setup. Per aggiungere una applicazione a un tab, basta cliccare sul ‘+’ presente sulla pagina di navigazione sul profilo e selezionarla.

Qui di seguito vi presentiamo quattro applicazioni per rendere il vostro profilo Facebook più ‘professionale’:

Computerworld – Studiare i dati dei social network si può

Molte aziende stanno da tempo utilizzando Facebook, YouTube e altri siti di social networking come strumenti di marketing, ma ben poche hanno finora pensato di analizzare i riscontri che i social media possono generare.

Forse perché qualcuno è ancora scettico sull’utilità in azienda della conoscenza che questi siti generano, o forse più semplicemente perché mancano i tool adeguati per compiere tale attività.

SAS ha voluto colmare questa lacuna, lanciando una nuova soluzione che permette alle imprese di ottenere reali vantaggi dall’esplorazione dei social network.

Battezzata Social Media Analytics, è stata studiata per aiutare gli utenti a comprendere, prevedere e agire sulla base dei dati provenienti dai social network. La soluzione include le tecnologie analitiche di SAS e consente di archiviare e analizzare più di due anni di conversazioni in siti come Facebook, Twitter, YouTube, forum di discussione e blog, monitorando gli atteggiamenti delle persone nei confronti di prodotti e marchi, evidenziando potenziali influenzatori e valutando l’impatto delle conversazioni nei social media.

Link: Computerworld – Studiare i dati dei social network si può.

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