Dell Streak, Arriva Android 2.1 – ZioGeeK

Vi avevamo già parlato del lancio del Dell Streak, un cellulare che, al momento del suo lancio, ha destato non poche polemiche, per il fatto che si tratta di una soluzione ibrida, ovvero a metà tra uno smartphone e un tablet. Più grande del primo, più piccolo del secondo, il Dell Streak è arrivato sul mercato con il sistema operativo Google Android.

Dell Streak, arriva Android 2.1

Ora la O2,nel Regno Unito, ha annunciato che i propri clienti, vecchi e nuovi, sono in grado di aggiornare il Dell Streak ad Android 2.1. Il Dell Streak originariamente lanciato nel giugno scorso nel Regno Unito su O2 aveva invece la vecchia versione del sistema operativo di Google, Android 1.6.

viaDell Streak, Arriva Android 2.1 – ZioGeeK.

“Luna? Sì, ci siamo andati!”

Fonte: 2010/03/11 – Link: “Luna? Sì, ci siamo andati!”: il libro che smonta le tesi di complotto, scaricabile gratis e acquistabile su carta (UPD 20100824)

di Paolo Attivissimo.

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

English-speaking readers should click here.

È disponibile l’edizione digitale e cartacea integrale del mio libro “Luna? Sì, ci siamo andati!”, che affronta e smonta con i fatti, una per una, le principali tesi di chi sostiene che gli sbarchi umani sulla Luna furono una messinscena.

Complottismi a parte, il libro chiarisce anche i dubbi di chi ha sentito parlare di queste tesi e vuole capire come stanno realmente le cose per non farsi fregare dai contaballe spaziali.

Le sue quasi 300 pagine ricche di illustrazioni sono anche un’occasione per conoscere meglio l’epopea dei viaggi spaziali con dovizia di dettagli e di chicche curiose e poco conosciute.

“Luna? Sì, ci siamo andati!” è scaricabile gratuitamente in formato PDF senza lucchetti digitali anticopia (DRM) e acquistabile come libro cartaceo.

Tutor: sappiamo come funziona?

Tutor: sappiamo come funziona?

Tutor: sappiamo come funziona?

La maggior parte degli automobilisti italiani ha imparato a confrontarsi con l’ormai famigerato sistema di rilevazione della velocità media: il Tutor. A differenza dell’Autovelox, noto da più tempo e che provvede a “pizzicare” chi supera il limite di velocità in un dato punto, il Tutor si è dimostrato con il tempo “politicamente” più corretto in quanto “lavora” su spazi più ampli.

Come funziona?

Il procedimento è molto semplice. Nei tratti di strada in cui è installato, un sistema di telecamere e sensori presenti nell’asfalto monitorano tutte le vetture in transito. La rilevazione avviene su un percorso di qualche chilometro, da un ipotetico punto di “accesso” A ad un altro di “uscita” B. Raccolti questi dati il resto del lavoro è affidato alla matematica ed ovviamente… al buon senso degli automobilisti. Infatti, il sistema calcola il tempo con cui ogni singola vettura ha percorso il tratto di strada “da A a B” risalendo così alla velocità media di percorrenza. Se il risultato ottenuto è conforme ai limiti imposti i dati raccolti vengono automaticamente distrutti, al contrario, in caso di superamento scatta la multa.

Ottimi risultati

Dati alla mano, il Tutor si è dimostrato un sistema di prevenzione particolarmente efficiente ed immediatamente “metabolizzato” dagli utenti della strada. Il saldo snocciolato da Autostrade per l’Italia può infatti considerarsi più che soddisfacente. Nei tratti in cui è presente il Tutor abbiamo assistito ad un calo del tasso di mortalità del 51%, d’incidenti con feriti del 27% ed un generale -19% di sinistri.

Cosa dobbiamo sapere

Il Tutor, al contrario di chi cerca aggirarne il funzionamento, è una soluzione intelligente. Rispetto all’Autovelox, troppo spesso sfruttato per “punire e far cassa”, il Tutor funziona come reale disincentivo al superamento dei limiti di velocità. Proprio per questo non è previsto un futuro impiego su tutta la rete autostradale, ma solo nelle zone in cui statisticamente si registrano i più alti tassi d’incidentalità e purtroppo di mortalità. Mezzo infallibile? Assolutamente sì, efficiente sia di notte che in condizioni meteo avverse o di scarsa visibilità. Inoltre, è completamente inutile cercare di comprometterne l’efficacia viaggiando sulla corsia di emergenza o con la luce della targa spenta! Anche chi racconta con toni “furbi e tronfi” di essersi fermato per “abbassare” la media dovrebbe fare i conti con almeno due aspetti. 1): Sappiamo che il Tutor c’è, ma non conosciamo i “cancelli” d’uscita dell’ultima rivelazione e soprattutto… 2): anche se questo “intervallo” fosse noto a cosa sarà servito perdere tempo per far calare la media? Decisamente più utile viaggiare ad una velocità costante!

E’ possibile fare ricorso?

Certo, esattamente come avviene ogni qualvolta si crede di aver subìto un’errata applicazione della Legge. Il fatto è che con il Tutor è più difficile “spuntarla”. Ad esempio non è assolutamente obbligatorio che la presenza di un tratto “sorvegliato” sia annunciata dai pannelli luminosi che usualmente informano su situazione meteo o traffico. I cartelli fissi sono più che sufficienti. L’unica possibilità di ricorso vincente potrebbe però venire dalle cosiddette “multe a raffica”. Su uno stesso tratto controllato dal sistema Tutor infatti esistono vari tratti da “A a B” di cui abbiamo spiegato il funzionamento. Viaggiando al di sopra del limite consentito c’è quindi il rischio di raccogliere più contravvenzioni per ogni “uscita dal cancello B”! Questo non è consentito e le multe valide saranno quelle elevate “alternativamente”, un “cancello sì ed uno no” e quindi non tra confinanti. Facciamo un più chiaro esempio considerando una velocità media ovviamente fuori dal limite permesso: se su ipotetici 60 Km avremo rivelazioni ogni 20 Km i tratti in esame saranno da 0 a 20 (multa valida); dal 20° al 40° (multa non valida); dal 40° al 60° (multa valida)…

PI: Germania, identità con RFID per tutti

Annunciata una vasta campagna di sostituzione dei documenti personali. In arrivo 60 milioni di carte d’intentità dotate di tag RFID: per facilitare, dicono, la vita dei cittadini. E dell’autorità, si intende

Roma – 60 milioni di nuove carte d’identità, da distribuire alla popolazione tedesca entro dieci anni a partire dal prossimo novembre. Questo l’obiettivo annunciato dalle autorità di Berlino, che hanno alla fine scelto un chipmaker olandese – NXP – per investire tutti i cittadini con una nuova generazione di documenti personali.

Un particolare chip RFID sarà dunque implementato all’interno delle nuove carte d’identità tedesche, garantendo alla popolazione la possibilità di avere accesso ai propri dati attraverso una semplice connessione wireless. Un piccolo strumento che dovrebbe poi favorire le attività di polizia, tra registrazioni, passaporti e controlli doganali.

Vantaggi sbandierati dal governo tedesco, che ha così annunciato una delle più estese campagne di sostituzione delle tessere identificative. Mentre i cittadini potranno creare degli speciali account su Internet, in modo da avere facilmente accesso ai dati e di conseguenza svolgere attività connesse come lo shopping, il download di musica e soprattutto il dialogo con le autorità.

Proprio di e-government ha parlato il governo tedesco, che ha sottolineato come sia utile un documento con tanto di tag RFID. Una carta elettronica che potrà essere così letta da qualsivoglia dispositivo compatibile, capace di far dialogare il cittadini con i siti istituzionali. Unico dubbio, alla fine, rimane sempre lo stesso: il rischio di furti d’identità e manomissioni da parte di cracker nemmeno tanto esperti o dotati.
Fonte: http://punto-informatico.it viaPI: Germania, identità con RFID per tutti.

Lo spazio fa invecchiare: dopo 6 mesi gli astronauti diventano come ottantenni – Corriere della Sera

Ma una volta tornati sulla Terra recuperano in breve tempo

È un problema in vista di una missione umana su Marte che dura tre anni

Lo spazio fa invecchiare: dopo 6 mesi gli astronauti diventano come ottantenni

Ma una volta tornati sulla Terra recuperano in breve tempo

L'astronauta Poindexter compie esercizi a bordo dello shuttle (Ap)
L’astronauta Poindexter compie esercizi a bordo dello shuttle (Ap)

MILANO - Gli astronauti possono diventare deboli come ottantenni dopo soli sei mesi di soggiorno sulla Stazione spaziale internazionale (Iss). Lo sostiene uno studio della Marquette University di Milwaukee apparso sul Journal of Physiology, sottolineando che però, dopo pochi mesi sulla Terra, tutto ritorna alla normalità. Ma cosa succederebbe se, una volta giunti su Marte, fosse necessaria un’urgente passeggiata per portare a termine una riparazione? Potrebbero questi uomini (o donne) trovare le energie e le forze per affrontare i lavori di routine? Questione di giusto esercizio e terapie appositamente studiate nel campo della medicina rigenerativa e dell’anti-aging: insomma gli astronauti possono, in parte, contrastare il logoramento psicofisico registrato in orbita, ma se non cercano di annientarlo sei mesi possono diventare come quarant’anni.

LO STUDIO – Il team della Marquette University, guidato dal dottor Robert Fitts, ha seguito nove russi e statunitensi residenti nella Iss, monitorandone il livello muscolare del tricipite della sura (un muscolo della gamba) attraverso biopsie e osservandoli dal 2002 al 2005, all’inizio e alla fine di una missione. Il risultato dello studio è che, oltre alla compromissione della salute nella fisiologia cardiovascolare c’è anche un tale indebolimento della massa muscolare…

Continua:

viaLo spazio fa invecchiare: dopo 6 mesi gli astronauti diventano come ottantenni – Corriere della Sera.

The Best Mountain Bikes of 2010 | OutsideOnline.com

Diamondback Mission 3

Diamondback Mission 3 (Photograph by Inga Hendrickson)

How We Tested Them

Over the course of nine days in Tucson, Arizona, our 23-person test crew hammered more than 40 bikes from $10,000 pro-level Tour de France machines to $900 starter bikes, from 29-inch-wheel trail bikes to hardtail racers. Each one was ridden by several testers, then scored in a variety of categories, including pedaling performance, handling, comfort, components, and aesthetics.

The Mission 3 was the ATV of our lineup. This six-inch-travel, butted-aluminum rig is designed for big hits, and it comes with a parts spec that can survive abuse. Take the crankset, Truvativ’s all-mountain-specific HammerSchmidt system, which, because it’s essentially a two-ring crank crammed into a single internal gear, means no dropped chains or broken chainrings. But all of that comes with added heft that, for some of our testers, was a bit too much. “It handled surprisingly well at low speeds and took every rock I steered it toward,” said one tester, “but it’s a tank.” An internal mechanism in the Diamondback’s crankset delivers the benefits of two chainrings—a wide range between easy and hard gears—in a more durable and tidy package. It’s heavy, but a boon in all-mountain and freeride applications, where dropped chains and broken parts are common.33.6 lbs (medium); diamondback.com
CLIMBING: 2.9/5 DESCENDING: 4.2/5

(ALL SCORES ARE OUT OF FIVE)

viaThe Best Mountain Bikes of 2010 | OutsideOnline.com.

9000 fotogrammi al secondo, e un lampo…

Fulmini al super-rallentatore

da Il Disinformatico di Paolo Attivissimo

9000 fotogrammi al secondo, e un lampo non passa più in un lampo. Diventa magia

Una serie di lampi catturati a 9000 fotogrammi al secondo il 16 giugno 2010 a Rapid City, South Dakota. Bellissima la ripresa, magnifica la tecnologia che rivela i dettagli della natura.

Intercettare un telefonino digitale

È facile…

da Il Disinformatico di Paolo Attivissimo

Per intercettare un telefono cellulare basta ordinargli via radio di telefonare in chiaro

Sia chiaro: non voglio istigarvi a farlo, ma è importante sapere che intercettare una conversazione telefonica cellulare è fattibile, e per di più con un investimento piuttosto modesto, nonostante le promesse di chi qualche anno fa sbandierò la telefonia mobile digitale GSM come una garanzia di riservatezza.

Lo ha dimostrato recentemente dal vivo l’informatico Chris Paget alla conferenza di sicurezza informatica Defcon 18 tenutasi a Las Vegas. Paget ha creato quello che lui chiama un “IMSI catcher”, ossia un “acchiappa-IMSI”: un apparecchio, autocostruito spendendo circa 1500 dollari (cifra più che abbordabile per un malintenzionato), che simula un’antenna della rete cellulare GSM di uno specifico operatore telefonico scelto a piacimento dall’informatico, trasmettendo allo stesso modo e annunciandosi con lo stesso codice identificativo.

I telefonini in sala hanno iniziato a connettersi all’apparecchio di Paget anziché alla vera rete telefonica cellulare perché il suo segnale era più forte. I cellulari connessi potevano effettuare telefonate in modo assolutamente normale, ma non ne potevano ricevere. A parte un breve messaggio di avviso, per gli utenti cellulari l’acchiappaIMSI di Paget era indistinguibile da un’antenna vera.

Fatto questo, Paget era in grado di ascoltare e registrare qualunque telefonata cellulare che passasse dal suo apparecchio, memorizzando anche gli identificativi IMSI (International Mobile Subscriber Identity), IMEI (International Mobile Equipment Identity) dell’utente e del telefonino, e tutti i numeri chiamati.

Come è possibile? Dopotutto uno dei punti di forza della telefonia digitale GSM è che il segnale è automaticamente cifrato. Paget ha spiegato che il sistema GSM, utilizzato in quasi tutto il mondo, ha un problema di sicurezza davvero notevole e ben poco conosciuto: un’antenna (legittima o meno) è in grado di ordinare ai telefonini che la usano di disattivare la cifratura delle chiamate. E di farlo senza informare gli utenti. “Se io decido di non abilitare la cifratura, non faccio altro che disabilitarla. Tutto qui” ha detto Paget, spiegando che lo standard GSM specifica che gli utenti devono essere avvisati quando viene disabilitata la cifratura che protegge le loro conversazioni, ma i fabbricanti di cellulari scelgono di non mostrare questo avviso. Inoltre il GSM non prescrive l’autenticazione delle stazioni radio base: in altre parole, chiunque può realizzare una finta antenna cellulare e mettersi in ascolto.

Il problema non viene risolto utilizzando telefonini 3G che adoperano lo standard UMTS, perché c’è un trucchetto estremamente semplice: basta utilizzare un generatore di rumore radio e un amplificatore per coprire il segnale UMTS della rete e obbligare quindi i cellulari a commutare al sistema GSM. L’unico limite dell’apparecchiatura di Paget, decisamente meno costosa di quella utilizzata per le intercettazioni legali, è che richiede che l’utente intercettato si trovi nel suo raggio d’azione.

Ovviamente intercettare una telefonata è un’operazione illegale, come lo è interferire nelle comunicazioni creando falsi ripetitori cellulari. Paget è riuscito a farlo legalmente (nonostante le proteste delle autorità) ricorrendo a un espediente ingegnoso: ha svolto la propria dimostrazione sulla frequenza dei 900 MHz, che in Europa è usata appunto per la telefonia mobile GSM ma negli Stati Uniti è libera per l’uso da parte dei radioamatori, e Paget è un radioamatore. In pratica ha simulato un ripetitore GSM europeo, compatibile con i telefonini americani quadribanda.

A che scopo realizzare questa dimostrazione spettacolare? Per far vedere che il sistema GSM è insicuro e intercettabile con pochissima spesa, checché ne dica la GSM Association, e va abbandonato in favore di soluzioni più moderne. Ora che gli utenti lo sanno, potranno scegliere se tutelare la propria riservatezza meglio di quanto facciano i venditori, per esempio scegliendo modelli di telefonino che possono essere impostati in modo da non usare il sistema GSM e collegarsi solo via UMTS (3G) oppure adottando una cifratura aggiuntiva delle chiamate, per esempio con i sistemi VOIP per telefonare usando le funzioni di trasmissione dati. L’importante, come sempre, è non cullarsi in una falsa sensazione di sicurezza e non fidarsi delle promesse dei venditori.

Fonti: NetworkWorld, DarkReading, NetworkWorld, Forbes.com, Dw-world.de, The Register.

Perché dicono che il braccialetto magico non funziona? Spenna i polli magnificamente

Power Balance, la fiera dei gonzi

da Il Disinformatico di Paolo Attivissimo

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “lancioalo” e “suppah” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’Autorità garante della concorrenza in Italia ha “avviato un’istruttoria per una ‘possibile pratica commerciale scorretta’ nei confronti delle società che distribuiscono il prodotto che promette ‘forza ed equilibrio’”, ha annunciato l’ANSA.

Le due società, Power Balance Italy e Sport Town, “attribuiscono ai colorati braccialetti di silicone e di neoprene [...] effetti positivi sull’equilibrio, sulla forza, sulla flessibilità e sulla resistenza fisica di chi li indossa.” Ora hanno quindici giorni di tempo per documentare scientificamente che quello che dicono è vero e dimostrare che i braccialetti non hanno controindicazioni.

Ma mi permetto di dissentire. Il braccialetto Power Balance funziona. Semplicemente, le due società hanno sbagliato classificazione merceologica: dovevano collocarlo fra gli strumenti per la rimozione del piumaggio dei volatili. Perché in questo senso non c’è alcun dubbio sulla sua efficacia. Basta vedere quanto se ne parla, quanto vende e con quale ostinazione viene indossato e difeso da quelli che l’hanno comprato. Sportivi compresi.

Siamo di fronte all’ennesima trovata geniale per fregare i gonzi che non hanno ancora capito cos’è l’effetto placebo: se credo che un gingillo o una frase propiziatoria mi faranno tenere meglio l’equilibrio o mi daranno più forza, avrò più fiducia in me stesso e quindi tenderò ad avere risultati leggermente migliori o a ignorare con più facilità i miei fallimenti. Ma se sono un brocco resterò un brocco; se sono un campione, resterò campione. Tutto qui. Del resto, nota giustamente Walter Santilli, ordinario di fisiatria all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, “[s]e il braccialetto fosse in grado di alterare i risultati sportivi, si dovrebbe muovere l’antidoping”.

Power Balance e affini non sono altro che la riproposizione in termini moderni dei talismani e degli amuleti. Cambia solo la terminologia: un tempo la fattucchiera diceva “Lo spirito contenuto in questo talismano risponderà al tuo prana ed entrerà in armonia con esso”, oggi PowerBalance.com scrive che “L’ologramma nel Power Balance è progettato per rispondere al campo energetico naturale del corpo ed entrare in risonanza con esso”.

Non c’è nessun principio scientifico che permetta al braccialetto di funzionare: ologrammi, campi energetici e risonanze sono solo paroloni per stupire gli ignoranti. Quelli che rifiutano la scienza ma che al tempo stesso si fanno abbagliare e sfilare soldi da chi usa disinvoltamente la sua terminologia.

Un altro bel risultato della cultura dell’antiscienza. Se in televisione si rifilano cialtronate come Voyager o Mistero e l’informazione scientifica viene relegata nell’angolino (anche nelle scuole), queste sono le conseguenze: una popolazione più facile da abbindolare. C’è chi abbindola vendendo braccialetti magici e c’è chi abbindola vendendo cosmetici-patacca, cure anticancro (leggete l’articolo di MedBunker in proposito) o promesse elettorali. I meccanismi sono sempre gli stessi: il modo migliore per difendersene è conoscerli.

Conoscerli, per esempio, significa rendersi conto del potere assolutamente reale della persuasione. Guardate questo video di molti anni fa, in cui James Randi mostra che il cristallo magico che dona forza (vi ricorda qualcosa?) è indistinguibile dal veleno per topi in quanto a efficacia.

Qualcuno si starà magari chiedendo come mai la “dimostrazione” del Power Balance solitamente proposta sembra funzionare. La dimostrazione è questa: il sagace acquirente del braccialetto (che spesso appartiene a una catena di marketing multilivello ed è quindi venditore tutt’altro che disinteressato) chiede allo scettico di mettersi in piedi a gambe unite, con le braccia a novanta gradi rispetto al corpo (vi ricorda qualcosa?), e poi gli chiede di alzare una gamba. Il dimostratore preme sul braccio corrispondente e fa perdere l’equilibrio allo scettico. Poi fa indossare il braccialetto e ripete l’esperimento: miracolosamente lo scettico non perde l’equilibrio.

Lascio a voi decidere se è più plausibile che un ologramma (come quelli che avete sulle carte di credito o sulle eurobanconote) possa “rispondere al campo energetico naturale del corpo ed entrare in risonanza con esso” o che la seconda volta il vostro corpo sappia cosa aspettarsi e quindi reagisca con la forza necessaria a mantenere l’equilibrio. E magari il “dimostratore” bari un po’, consciamente o inconsciamente, per far funzionare l’esperimento.

Se avete ancora dei dubbi, fate una cosa molto semplice: invertite l’ordine delle prove. Prima con il braccialetto, poi senza. Oppure togliete dal braccialetto l’ologramma che gli conferisce i suoi presunti poteri e non ditelo alla cavia (e soprattutto al “dimostratore”). È quello che è stato fatto in Australia, come potete vedere qui:

L’aspetto più ironico di tutta la faccenda è che chi rifiuta la scienza (che non va messa sul piedistallo, ma è e rimane la migliore rappresentazione che abbiamo della realtà) dice di farlo perché non vuole farsi fregare dalle multinazionali e dai governi, e poi si fa fregare dai venditori di braccialetti, cristalli, amuleti e Biowashball (a proposito, che fine hanno fatto tutti quelli che giuravano sulla sua efficacia?). Venditori che sono organizzati in multinazionali, proprio come il presunto “nemico”.

Per tutti coloro che ci vogliono credere a tutti i costi, ho una domanda molto semplice: se davvero questo oggetto ha poteri così intensi da modificare il vostro corpo in aspetti fondamentali come forza ed equilibrio, come potete essere sicuri che non abbia effetti collaterali? Magari vi stia sfrucugliando le cellule cerebrali o portando all’impotenza.

Evviva i diversamente furbi, vero motore dell’economia mondiale: sempre pronti a mettere mano al portafogli in cambio di prodotti inutili.

IBM Acquista Unica Corporation Per 480 Milioni di Dollari – ZioGeeK

IBM ha comunicato l’acquisto di Unica Corporation, società specializzata in marketing nel campo tecnologico, per circa 480 milioni dollari; Con questa mossa IBM punta a migliorare la propria capacità di analisi dei mercati e delle preferenze dei consumatori al fine di sviluppare strategie di marketing più mirate.

Unica ha oltre 1.500 clienti, tra cui grandi negozi come Best Buy e operatori telefonici come US Cellular, ha detto IBM.

L’annuncio segue l’ultimo acquisto di Big Blue di Coremetrics, società di Web Analytics. I software Unica lavoreranno insieme alla tecnologia Coremetrics, così come alla piattaforma IBM WebSphere Commerce.

viaIBM Acquista Unica Corporation Per 480 Milioni di Dollari – ZioGeeK.

Google Street View, Perquisizione Della Polizia

La Polizia della Corea del Sud oggi ha fatto irruzione negli uffici di Google per perquisire gli uffici del progetto Street View (qui il nostro articolo sul viaggio virtuale a Pompei), col sospetto che l’azienda leader delle ricerche su Internet abbia raccolto illegalmente dati sugli utenti del Web.

Secondo i pm a rischio dati su reti wifi, Google pronta a collaborare

I funzionari di Google a Londra hanno confermato l’ispezione. “Collaboreremo con l’inchiesta e risponderemo alle domande che ci verranno poste“, ha detto la società in un comunicato. L’inchiesta arriva mentre Google ha ripreso la raccolta di immagini per Street View in vari Paesi.

La polizia indaga su Google Korea Llc, sospettando la raccolta non autorizzata e l’archiviazione di dati su utenti Internet non specificati dalle reti wifi“, ha spiegato in una nota la polizia coreana.

A seguito di una richiesta di verifica da parte di un’autorità tedesca di protezione dei dati ad Amburgo, Google ha ammesso a maggio di aver raccolto informazioni come SSID (Service Set Identifier) e MAC Address (Media Access Control) da reti Wi-Fi non criptate.

Google ha ammesso alcune ore più tardi di aver raccolto involontariamente dati personali ma di non averli mai utilizzati. L’ammissione di colpa da parte di Google ha avviato una lunga serie di indagini sul servizio, anche in altri paesi tra cui Francia, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Spagna.

Google ha comunicato che il software di raccolta dati sul wi-fi è stato rimosso dai propri veicoli. … continua:

viaGoogle Street View, Perquisizione Della Polizia – ZioGeeK.

IBM Eventi – Agenda: IBM Smarter Systems Tour 2010 – Milano

IBM SmarterSystemsTour2010

Sesto San Giovanni (Milano)

Grand Hotel Villa Torretta
Via Milanese 3
Sesto San Giovanni (MI)

Agenda: Venerdì 10 settembre – Sabato 11 settembre
Orario Venerdì 10 settembre
09:30 – 10:00 Registrazione
10:00 – 10:30 Benvenuto e apertura dei lavori
10:30 – 12:30 La tua infrastruttura IT è pronta per le sfide di oggi e di domani? Incominciamo a darci delle risposte con Analisti, Clienti e espert IBM
12:30 – 14:00 Pranzo e visita area Expò
SESSIONI PARALLELE
14:00 – 15:30 Sessione 1: Smart Analytics : la formula per accelerare il tuo business
Sessione 2: Cloud Computing: rispondi alle sfide del mercato con velocita’ e sicurezza
Sessione 3: Business Agility: perche’ scegliere IBM
16:00 – 17:30 Sessione 1: La gestione dei dati: liberati dalle barriere e scatenati con IBM
Sessione 2: Migliora la gestione operativa del tuo ambiente SAP con IBM e innesta il turbo con DB2
Sabato 11 settembre
09:00 – 09:30 Registrazione
09:30 – 10:15 Benvenuto e apertura dei lavori
10:15 – 11:45 Sessione 1: Smart Analytics : la formula per accelerare il tuo business
Sessione 2: IBM Power7: grandi novita’ per dare potenza al tuo business
Sessione 3: Enterprise 2.0: con IBM un approccio concreto e vincente
12:00 Trasferimento all’Autodromo Nazionale di Monza per assistere alle qualifiche del Gran Premio d’Italia di F1 come ospite IBM

BlackBerry Torch 9800 BlackBerry Torch 9800 – Computerworld

BlackBerry Torch 9800 BlackBerry Torch 9800 – Computerworld.

Tutte le strade, digitali, dell’Expo 2015 | Computerworld

Presentato il ‘Progetto Strategico ICT per l’Expo 2015′: un ecosistema web di servizi che coinvolgerà molteplici soggetti

a cura della Redazione Computerworld

Un’unica via di accesso digitale all’Expo 2015 di Milano, tesa a garantire ai visitatori dell’Esposizione Universale informazioni complete sul web, integrate con molteplici tipologie di servizi.

E’ stato siglato nei giorni scorsi il protocollo d’intesa tra Expo 2015 SpA, Confindustria, Camera di Commercio di Milano, Confcommercio, Assolombarda e Unione del Commercio per la realizzazione del cosiddetto ‘Progetto Strategico ICT per il Sistema Expo 2015‘.

Il progetto intende definire un approccio operativo che permetta la cooperazione di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti dall’Expo: operatori economici, associazioni d’impresa, istituzioni pubbliche locali e centrali, visitatori ed espositori.

viaTutte le strade, digitali, dell’Expo 2015 | Computerworld.

Protetto: MP, l’IT taglia 1,3 milioni di kWh

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Blu-ray Da 100 GB: Sharp, TDK E Verbatim – ZioGeeK

La capacità di memorizzazione dei dischi Blu-ray è raddoppiata:  aziende quali Sharp, TDK e Verbatim, che apprestano a lanciare nuovi dischi capaci di memorizzare fino a 100GB di dati, mentre si sta già pensando a dei rivali del Blu Ray.

Arrivano i dischi Blu Ray da 100 GB

Sharp inizierà a vendere il primo disco Blu-ray con capacità di 100GB in Giappone Venerdì, ha detto la società in un comunicato. Il disco VR-100BR1 può essere scritto in una sola volta ed è conforme alla specifica di formato BDXL, che è stata annunciata nel mese di aprile da parte della Blu-ray Disc Association.

TDK la settimana scorsa ha detto di voler iniziare a vendere dischi Blu-ray da 100GB a settembre, secondo un comunicato sul sito web della società.

I dischi Blu-ray oggi sono dotati di capacità di memorizzazione di 25 GB per un disco single-layer e 50 GB per un disco dual-layer. Il disco da 100GB aggiunge un terzo livello di archiviazione per  la memorizzazione extra. Il formato BDXL, in teoria, sarà in grado di offrire una capacità di storage fino a 128 GB con un quarto livello di storage.

viaBlu-ray Da 100 GB: Sharp, TDK E Verbatim – ZioGeeK.

Protetto: Intel: Trasmissioni Dati A 50Gbps!

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Flipboard, che cos’è e perché fa discutere

di Gabriella Longo

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02  ago 2010

Un giornale personalizzato, aggiornato automaticamente, basato su dinamiche sociali. Un sistema innovativo per distillare segnali dal rumore o un’aggregazione predatoria e poco sostenibile?

Nelle reti sociali si sta discutendo molto di Flipboard, un’applicazione gratuita per iPad che permette di creare un social magazine dinamico su misura del lettore. Lanciata il 20 luglio, ha suscitato subito grande interesse, a partire dalla segnalazione di Robert Scoble sul suo blog Scobleizer. Tant’è che, di lì a poco, il numero di richieste degli utenti ha reso inaccessibile l’applicazione per alcune ore. La pagina principale di Flipboard assembla in tempo reale le notizie di diversi siti e i contenuti condivisi dai propri amici su Facebook e Twitter, aggiornandoli periodicamente. Al momento, Flipboard consente l’accesso solo a questi due social network, ma, stando alle dichiarazioni del fondatore Mike McCue, presto integrerà anche Flickr, Foursquare, Yelp e LinkedIn.Appena installata, l’applicazione ha una selezione di contenuti di base: «non è possibile leggere tutte le informazioni che ci arrivano, per questo facciamo delle selezioni», sostiene il fondatore di Flipboard. Il team ha infatti acquisito Ellerdale, una società che si occupa della scelta e dell’organizzazione real time delle notizie più rilevanti per i lettori. Il tutto viene poi impaginato all’interno di una rivista che ricorda un periodico patinato, da poter sfogliare con un dito, e che, rispetto a un comune magazine, consente di espandere il testo, visualizzare le gallerie fotografiche e riprodurre i video. In più, il design è semplice, essenziale ed esteticamente più piacevole e ordinato delle home di Facebook e di Twitter. Insomma, con Flipboard si comincia ad immaginare un nuovo modo di accedere al web sociale: è una sorta di aggregatore di news simile a Pulse, ma in chiave più personale e social.

Tre elementi di rottura

Bruno Walther ha sviluppato una brillante analisi di come Flipboard stia creando un nuovo modello di consumo dei contenuti nella rete. L’autore individua tre elementi di rottura, che rappresentano una rivoluzione, un cambio di regole del gioco nell’accesso all’informazione. Il primo elemento riguarda la distribuzione dei contenuti: se un nostro contatto ha condiviso un articolo da un qualsiasi sito, Flipboard lo recupera e lo impagina insieme alle immagini e agli eventuali contenuti multimediali. In questo modo, la distribuzione pubblicitaria dei contenuti avverrà su Flipboard e non più sul sito dell’editore. La seconda “rottura” è la capacità di Flipboard di coniugare l’empatia e la ricchezza di esperienza dell’iPad con la potenza dei social network, creando in questo modo un universo creativo orientato agli interessi del lettore/utente.

Link e articolo completo: http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/02/flipboard-che-cose-e-perche-fa-discutere

Communication & collaboration: per risparmiare e anche per vivere meglio

Communication & collaboration: per risparmiare e anche per vivere meglio
Riduzione dei costi di trasferta, miglioramento della soddisfazione dei dipendenti e risparmi sui costi It: sono questi i principali e benefici che emergono da uno studio effettuato da Forrester sulle tendenze evolutive degli strumenti di communication & collaboration.
Riccardo Cervelli – 27/05/2010
La crisi si combatte anche con una migliore comunicazione e collaborazione. Che questa sia una convinzione diffusa nelle aziende lo dimostra il fatto che, a fronte di un generale calo degli investimenti nel periodo della recessione, secondo vari analisti, tra i quali Forrester, la spesa per dotare dipendenti e collaboratori di migliori tool di communication e collaboration abbia continuato e crescere. E così promette di fare anche nel prossimo futuro, con l’aumento degli investimenti in tecnologie sempre più innovative per il business, ma magari già ampiamente utilizzate nel mondo consumer. Del resto, come si sente dire spesso, ogni professionista, impiegato o manager è sicuramente anche un utente privato dell’Information Communications Technology: è ovvio che, una volta apprezzati nella vita privata i vantaggi di determinate tecnologie – dall’email all’instant messaging, dalle video chat ai social network, fino ad arrivare alla convergenza di queste applicazioni su tutti i device (Pc e smartphone) – si desideri poter utilizzare questi strumenti anche per rendere più produttivo, piacevole e innovativo il proprio modo di lavorare.Un approccio pragmatico…
L’approccio delle imprese all’adozione dei tool di comunicazione e collaborazione è più pragmatico e meno di impulso di quello che caratterizza l’utenza consumer. In passato, quando i budget It erano meno influenzati da obiettivi di riduzione dei costi, è capitato in qualche caso che venissero implementate soluzioni o applicazioni con moduli di comunicazione e collaborazione che non sono mai stati utilizzati dalla maggior parte degli utenti. Oggi la situazione è diversa, perché sono effettivamente più evidenti e in crescita gli scenari in cui questi strumenti si rivelano utili e, addirittura, generatori di forti risparmi. Allo stesso tempo gli utenti sono sempre più alfabetizzati sulle tecnologie (in particolare quelli nati nell’era della rivoluzione digitale, ma anche quelli non più giovanissimi ma propensi ad abbracciare le novità tecnologiche) e sul mercato dell’offerta It continuano ad apparire prodotti e servizi che integrano tool di communication e collaboration innovativi, sia da installare in azienda (on premise) sia da utilizzare in modalità SaaS (Software as a service).
L’approccio pragmatico dei Cio e dei responsabili del business delle aziende verso l’implementazione di questi nuovi tool si può ricavare anche da due evidenze messe in luce da Forrester nell’analizzare questi fenomeni. La prima è che la penetrazione di queste nuove tecnologie avviene “per fasi”; la seconda è che al primo posto tra i benefici riscontrati dalle aziende che hanno già introdotto questi tool (e in particolare i portali e il Web conferencing) vengono indicati dal 62% del campione la riduzione dei costi di trasferta, dal 51% un miglioramento della soddisfazione dei dipendenti, e dal 43% risparmi sui costi It (vedi figura 1).

articolo completo e Fonte http://www.zerounoweb.it/index.php?option=com_tipologia&id=4197&id_tipologia=20&task=visualizza

Lavorando insieme, le persone possono portare benefici al business
Sono diversi i fattori che incidono oggi sul modo di lavorare delle persone e, dunque, sulla produttività aziendale. La forza lavoro vede schierarsi “flotte” di giovani abituati all’uso delle moderne tecnologie, abituati a lavorare su dispositivi mobili, ad usare strumenti veloci e semplici. Non solo, le aziende hanno sempre più bisogno di interagire con clienti, partner e fornitori. In questo documento si analizzano opportunità da cogliere e benefici ottenibili attraverso un ambiente collaborativo (dal punto di vista tecnologico ma anche organizzativo), prendendo in considerazione anche strumenti come i social network e le community. Scarica il white paper

55° Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri d’Italia

7-10 settembreDopo 50 anni il Congresso

Nazionale degli Ingegneri torna a Torino

Dal 7 al 10 settembre il capoluogo piemontese, patria dell’Ingegneria e sede di uno dei più prestigiosi Politecnici d’Europa, ospiterà presso il Teatro Carignano il 55° Congresso degli Ordini degli Ingegneri d’Italia. ll Congresso ha ottenuto, ad oggi, il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, della Città di Torino e della Provincia di Torino.

via55° Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri d’Italia.

LINK Ufficiale: http://www.congressonazionaleingegneri2010.it/web

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