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Riportiamo dall’ESPRESSO n°23 del 05/06/2009, a pag. 110, l’articolo di David Grossman dal titolo ” Il mio Schulz segreto “.

Si chiamava Bruno Schulz. È stato uno degli scrittori più importanti del secolo scorso. Dalla sua morte nel ghetto è nata una leggenda. Su cui ha indagato David Grossman. Ecco cosa ha scoperto.

Primavera del 1933. Il pomeriggio della domenica di Pasqua. Dietro il banco della reception di un piccolo hotel di Varsavia c’è Magdalena Gross. Magdalena è una scultrice e il suo piccolo albergo a conduzione familiare è un punto d’incontro di scrittori e intellettuali. Nella hall è seduta una ragazzina ebrea di circa 12 anni, nativa di Lódz. I genitori l’hanno mandata a Varsavia per riprendersi da una grave malattia. Un uomo piccolo, magro e pallido entra nell’hotel con una valigia. È un po’ curvo, alla bambina – il suo nome è Jagoda Goldblum – sembra spaventato. Magdalena gli domanda come si chiama. “Schulz”, risponde lui, “sono un insegnante, ho scritto un libro e.”. Magdalena lo interrompe: “Da dove viene?”. “Da Drohobycz”. “E come è arrivato qui?”. “In treno, passando per il ponte di Danzica”. La donna ridacchia. “Danzica? Lei danza?”. “Come? No, assolutamente no”.

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