La mostra NASA – A Human Adventure per la prima volta in Italia – Startupitalia

Per la prima volta in Italia, arriva a Milano la mostra sullo spazio NASA – A Human Adventure, prodotta da John Nurminem Events in collaborazione con AVATAR che nel suo tour mondiale iniziato nel 2011 ha già affascinato milioni di persone. L’esposizione racconta la fantastica storia della National Aeronautics and Space Administration – per tutti la NASA –  e le sue incredibili conquiste ottenute nelle esplorazioni spaziali. La mostra è ospitata nello Spazio Ventura XV e sarà visitabile dal 27 settembre fino al 4 marzo 2018. Il percorso, scientifico ed emozionante al tempo stesso, presenta circa 300 manufatti originali provenienti dai programmi spaziali NASA. La maggio parte di essi sono in prestito dal Cosmosphere International Science Education Center, dallo Space Museum e dal U.S. Space & Rocket Center.

Quando lo spazio si sognava

Sono sei le sezioni che il visitatore potrà attraversere, vivendo un’avventura unica. Nella prima sezione, Gantry Entrance, è presente una passerella in metallo, replica di quella che collegava a circa 100 metri di altezza il razzo lunare Saturn V con la mitica rampa di lancio a Cape Canaveral, il famosissimo centro della NASA in Florida. È attraverso questa passerella che gli astronauti sono saliti a bordo del Modulo di Comando del Saturn V e hanno iniziato il loro viaggio per la Luna. La passerella era utilizzata anche per rifornire la navicella spaziale del carburante e di tutto il necessario alla vita nello spazio. In Sognatori, i protagonisti sono gli scrittori e gli artisti che hanno immaginato la conquista dello spazio. Nel XIX secolo il francese Jules Verne non solo si è immaginato viaggi spaziali ma ha perfino anticipato metodi simili a quelli usati più di un secolo dopo. Un altro scrittore dell’800, l’inglese H.G. Wells ha immaginato i viaggi spaziali nel racconto The First Men in the Moon. Sono poi da ricordare l’americano Chesley Bonestell – che ha cerato immagini stilizzate dello spazio che sono state di supporto al programma spaziale americano –  e l’artista americano Robert McCall ha lavorato per più di 30 anni sul tema spaziale creando opera di grande impatto.

Alla scoperta dello Sputnik I e del missile V-2

Il satellite artificiale Sputnik I è fra i protagonisti della sezione Corsa allo spazio. Qui è riprodotto in una fedele replica.  Il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica ha lanciato il primo satellite artificiale. Lo Sputnik ha avuto vari compiti, fra i quali effettuare test radio e ottici di monitoraggio orbitale o misurare le temperature incontrate. Il satellite ha trasmesso segnali alla Terra per 21 giorni ma il suo volo è durato 92 giorni. Dopo aver orbitato 1.400 volte attorno al pianeta, è bruciato nell’atmosfera terrestre il 4 gennaio 1958. Con lo Sputnik è cominciata l’era della corsa allo spazio. In esposizione (nella sezione Pionieri) ci saranno anche i pezzi di metallo accartocciati originali di un missile V-2, messo a punto dallo scienziato tedescoWernher von Braun: 12 tonnellate, alto 14 metri, provvisto di radiocomando e con una gittata di 300 Km, è stata una delle armi segrete con cui Hitler ha cercato invano di ribaltare le sorti della Seconda guerra mondiale. La costruzione in serie è iniziata nel 1943 e sino alla fine della guerra ne sono stati costruiti circa 5.789 esemplari. Il suo uso bellico è iniziato l’8 settembre 1944 con un bombardamento su Londra. Complessivamente sono giunti 1.115 missili sulla Gran Bretagna e 1675 sul resto d’Europa (principalmente la città di Anversa).  Il missile V-2 è il progenitore di tutti i razzi moderni.

Il Saturn V e lo sbarco sulla Luna

Sempre nella sezione Pionieri è esposto in scala 1 a 10 il Saturn V, il razzo più grande e potente mai pilotato con successo dall’uomo. Il Saturn V era alto circa 111 metri e pesava a pieno carico di carburante circa 2.950 tonnellate. Il primo Saturn V è stato lanciato nel 1967 con il nome di Apollo 4, seguito dall’Apollo 6 del 1968, entrambi senza equipaggio.  Il primo Saturn V con ospiti a bordo è stato l’Apollo 8 andato in orbita lunare. E finalmente nel 1969 con l’Apollo 11, il primo sbarco sulla luna. Il modello in mostra fa vedere come il razzo Saturn V sia composto da tre stadi sovrapposti, ognuno dotato di motori, che in volo si separano dopo aver terminato il carburante. Il Saturn V è stato usato per l’ultima volta nel 1973 per lanciare la stazione spaziale americana Skylab. Il razzo ha lanciato in tutto 24 astronauti verso la Luna (tre dei quali hanno compiuto due viaggi) nei quattro anni che vanno da dicembre 1968 a dicembre 1972. Dodici di loro hanno camminato sulla Luna. Lo sviluppo e i lanci del razzi Saturn V furono enormemente costosi: dal 1964 al 1973, la NASA investì in totale 6,5 miliardi di dollari (circa 47,25 miliardi di dollari di oggi) nel progetto.

Il Rover lunare e gli spostamenti sulla Luna

L’esplorazione dello spazio è una storia che ha a che vedere anche con l’enorme preparazione fisica e psicologica degli astronauti. In questa sezione, Resistenza, si potrà capire come sia cambiato il modo di vivere e lavorare nello spazio. Si potranno vedere gli oggetti più disparati, dal cibo liofilizzato ai kit personali, ma anche i veicoli e gli strumenti usati dagli astronauti, dalle tute spaziali al Rover lunare (LRV), presente in mostra a grandezza reale, che è stato un automezzo a quattro ruote ad alimentazione elettrica impiegato nelle tre ultime missioni del Programma Apollo (Apollo 15, 16 e 17) nel 1971 e 1972. Il Rover lunare veniva portato sulla Luna a bordo del Modulo lunare Apollo e, una volta reso operativo sulla superficie, era in grado di trasportare due astronauti, il loro equipaggiamento e campioni di suolo lunare. Gli LRV ampliarono moltissimo il raggio d’azione degli esploratori lunari. Il raggio operativo rimase comunque ridotto, per permettere agli astronauti di tornare al Modulo lunare a piedi in caso di avaria del Rover.

Lo spazio e la tecnologia

La tecnologia è la regina della sezione Innovazione.  Non possono mancare in questa sezione le navicelle spaziali, inclusa una replica a grandezza naturale della capsula Mercury, il modulo di comando dell’Apollo che portò per la prima volta gli esseri umani sulla luna, il leggendario Space Shuttle e il telescopio Hubble. Il Progetto Mercury fu il primo programma di volo spaziale umano degli Stati Uniti e fu diretto dalla recentemente costituita National Aeronautics and Space Administration (NASA). I sette astronauti scelti per il Progetto Mercury divennero noti collettivamente come i “Mercury Seven”. Secondo le stime, il Progetto Mercury ebbe un costo complessivo di 392,6 milioni di dollari (1,73 miliardi di dollari di oggi) e vi lavorarono 2 milioni di persone. L’interno del modulo di comando Apollo in mostra è un simulatore per addestramento utilizzato nel Programma Apollo. Contiene i principali pannelli di controllo, ripostigli per le attrezzature, comandi, display, impianti di guida e navigazione e altri impianti del veicolo spaziale e i sedili degli astronauti, oltre a comparti per il cibo e gli equipaggiamenti e un impianto per la gestione e il trattamento dei rifiuti. Lo Space Shuttle (il cui nome ufficiale era Space Trasportation System) è in mostra con una riproduzione del muso frontale in grandezza reale in scala 1:1. È stato il primo veicolo spaziale orbitante concepito per essere riutilizzato. Ha portato in orbita carichi commerciali, provveduto all’avvicendamento di equipaggi spaziali e al trasporto di forniture per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ed eseguito operazioni di manutenzione e riparazione di satelliti. Lo Shuttle è composto dall’orbiter, il veicolo vero e proprio che lavora in orbita e poi rientra, da due razzi ausiliari recuperabili a propellente solido per aiutare il decollo (i booster) e da un grande serbatoio per l’idrogeno e l’ossigeno liquidi che sono i propellenti usati dai motori dell’orbiter. Il vano di carico dello shuttle è lungo 18 metri e largo 5 e può trasportare un carico fino a 30 tonnellate di peso. La permanenza in orbita può prolungarsi fino a 20 giorni. Dal 1981 al 2011, nel giro di trent’anni gli Space Shuttle hanno eseguito ben 135 missioni, due di queste sono finite tragicamente con la perdita del Challenger e del Columbia e la morte di 14 astronauti.

Le scoperte del telescopio Hubble

Il telescopio Hubble è celebre per le sue notevoli scoperte scientifiche. È stato costruito dalla NASA con contributi dell’Agenzia Spaziale europea (ESA) ed è controllato dal Goddard Space Flight Center di Greenbelt, Maryland. Prende il nome dall’astronomo statunitense Edwin Hubble. Negli anni ’20 del secolo scorso, Hubble trovò galassie al di là della Via Lattea e scoprì che l’Universo si va espandendo uniformemente. Ha trasmesso centinaia di migliaia di immagini alla Terra, facendo luce su molti dei grandi misteri dell’astronomia. Sono stati pubblicati oltre 10.000 articoli scientifici sulla base di dati forniti da Hubble. Il telescopio è tutt’ora in funzione e ci si attende che rimanga operativo fino al 2020. Ogni 97 minuti completa un’orbita intorno alla Terra, muovendosi a una velocità di 8 chilometri al secondo.  Durante il suo viaggio perpetuo, la luce colpisce il suo specchio primario di quasi due metri e mezzo; da qui viene riflessa su uno specchio secondario nel cilindro metallico che costituisce il telescopio, e rispedita allo specchio primario che la indirizza ai vari strumenti scientifici. Fotocamere e sensori analizzano la luce nelle sue varie componenti e lunghezze d’onda e un’antenna trasmette i dati a Terra. Fino a ora Hubble ha percorso quasi cinque miliardi di chilometri in orbita e ha effettuato un milione e duecentomila osservazioni. Il lancio del suo successore, il Telescopio spaziale James Webb JWST, è previsto per il 2018.

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