Tesla, Musk si blocca lo stipendio per i prossimi dieci anni – Wired

Il patron di Tesla incasserà solo se raggiunge determinati obiettivi. La scommessa con gli investitori: portare l’azienda da 60 miliardi a 650

Elon Musk, patron di Tesla (foto: Getty)

Probabilmente uno dei piani retributivi più duri della storia. Si partirà da zero e si crescerà in base al raggiungimento degli obiettivi. Iniziando dalla valutazione di 100 miliardi di dollari per Tesla, con premi che scatteranno ogni 50 miliardi di crescita fino all’obiettivo finale: 650 miliardi di dollari. Sì, stiamo parlando di Elon Musk, il vulcanico imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense e fondatore, fra le molte imprese che hanno cambiato o stanno cambiando il mondo, di PayPal e SpaceX, senza contare i progetti su Hyperloop e in generale sulla mobilità del futuro. Il nuovo piano riguarda lo stipendio per la sua creatura forse più nota, l’azienda di veicoli elettrici Tesla. Appena battezzata l’azienda automobilistica più innovativa al mondo dai ricercatori del Boston Consulting Group (Bcg).

I termini del nuovo accordo sono singolari. Musk non percepirà alcun tipo di compenso né bonus, scatti di anzianità o azioni finché il gruppo non avrà tagliato alcuni traguardi.

L’unico compenso di Musk sarà un premio di performance al rischio del 100%, che garantisce l’erogazione dello stipendio solo se gli azionisti di Tesla saranno adeguatamente remunerati”, spiega una nota rilasciata dall’azienda di Palo Alto.

Gli obiettivi sono in realtà una dozzina, fra cui i principali sono appunto quelli legati alla valutazione di mercato, che al momento si aggira sui 60 miliardi di dollari. Già piuttosto elevato: difficile si possa viaggiare in tempi rapidi verso i 100 miliardi, che costituirebbero come detto il primo step. Il premio prevede l’attribuzione di 1,68 milioni di azioni Tesla (circa l’1% della società allo stato attuale) ogni volta che la valutazione crescerà di 50 miliardi. Musk non potrà venderle per cinque anni. Altri punti toccano il fatturato e i profitti.

Il piano durerà dieci anni e, si legge nelle nota, “assicura che Elon continuerà a guidare Tesla sul lungo periodo ma concederà anche la flessibilità per nominare un altro ceo che riporterà a lui nel prossimo futuro. Anche se non c’è alcuna volontà che questo accada”. Insomma, un messaggio chiarissimo agli investitori rispetto all’impegno del vulcanico inventore e imprenditore sull’azienda di auto elettriche (che ha appena annunciato un progetto per rilanciare nel 2020 il modello da cui tutto prese le mosse, la Roadster).

Nel piano sottoscritto nel 2012, quando Tesla valeva “solo” 3 miliardi di dollari, Musk veniva pagato ogni 4 miliardi di aumento di valutazione oltre ad altri obiettivi, inclusi quelli di produzione. Il bilancio dice che gli obiettivi di capitalizzazione sono stati raggiunti tutti mentre sul piano operativo il manager 46enne ne ha colti nove su dieci. D’altronde in sei anni la valutazione dell’azienda è aumentata di 17 volte e Musk possiede ora il 20% circa delle azioni per un controvalore di circa 12 miliardi di dollari.

Soldi, insomma, all’imprenditore non mancano. Eppure negli ultimi tempi non sembra che le cose vadano per il verso giusto. Secondo Morgan Stanley dei 400mila veicoli preordinati nel 2017 si riuscirà a consegnarne solo 100mila entro la fine dell’anno. Il ritmo a cui viaggiano gli stabilimenti non riesce infatti a soddisfare le ordinazioni: per esempio, la quota di 5mila vetture a settimana per la Model 3, l’“economica” della casa californiana, è slittato di sei mesi, alla fine di giugno.

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